
«Siamo ad Aosta da tre giorni, ed è stato veramente straordinario allestire questo concerto che si chiama Sciusten Feste in una via che si chiama Festa…z. Dove c’è il meraviglioso ristorante Le Gourmet che sulla porta ha una targa incisa nel legno dove c’è scritto 1965 (è l’anno di nascita di Capossela: n.d.r.). Non riuscivo a crederci . Grazie Aosta. Mercì».
Così, la sera del 26 ottobre, Vinicio Capossela ha concluso al Teatro Splendor di Aosta, il concerto di che ha aperto in gloria la Saison Culturelle 2024-25.
E’stata la presentazione in anteprima del nuovo album “Sciusten Feste n.1965”, pubblicato il giorno prima, e l’inizio del tour “Conciati per le feste” che toccherà varie città italiane ed europee (Bruxelles, Londra, Madrid, Barcellona, Berlino, Parigi). Per il 25 e 26 dicembre l’appuntamento natalizio è, invece, al Fuori Orario, storico locale ubicato tra i binari della ferrovia a Taneto di Gattatico, in provincia di Reggio Emilia, dove da vent’anni cantautore ogni dicembre tiene un concerto dove gran parte dei brani inseriti nell’album sono nati dal vivo.
«Per vent’anni hanno visto la luce soltanto nella effimera dimensione live della celebrazione delle feste di fine anno.– ha spiegato con linguaggio immaginifico Capossela- Per concerti in cui avevamo in mente i Pogues e “Sulla strada” di Kerouac. C’è lo swing alla Louis Prima, il folklore italo-americano di Lou Monte e Nick Apollo Forte, gli inni presbiteriani, le fantasmagorie fiabesche, pezzi festivi e digestivi, marimbe di ossa, ottoni e vibrafoni. C’è la doppia ancia dei sassofoni, l’organo Farfisa, la chitarra a pancia grossa, il contrabbasso degli Aristogatti, i tamburi forsennati, i cori, gli inni e le campanelle. Tutta la paccottiglia delle feste tirata a lucido per uno sparo di coriandoli con il retrogusto triste che sempre lascia questa sciagura inevitabile che sono le feste».
Per ricrearne scenograficamente l’atmosfera Caposella si è rifatto al grande Luna Park che destò la meraviglia del padre Vito, giovane immigrato in Germania quando Vinicio stava per nascere (Capossela è nato ad Hannover: n.d.r.). Alla parola Sciusten Feste associò, quindi, il significato di festa grande. “Figlio di manodopera pangermanica e latte d’asina.– canta Vinicio nell’autobiografica title track- Figlio di padre giovane con giradischi attaccato al cuore. Figlio della speranza di testa in festa. Di Twist again. Ma è una festa grande anche aspettare un bambino porcospino. Una festa così grande non l’avevi proprio vista mai”.
Festa che il figlio ha voluto ricreare durante il concerto con rumori, lancio di coriandoli, suoni, travestimenti e gli interventi coreografici di Nadia Addis.
Ad accompagnarlo è stata la colorita band formata da Andrea Lamacchia (contrabbasso), Sophia Tomelleri (sax soprano e clarinetto), Michele Vignali (sassofono baritono e tenore) ed Irene Sciacovelli, (alla voce sovraumana).
In scaletta solo “Christmas song”, “Marajà” e “Il tempo dei regali” sono state ripescate da album precedenti, mentre tre erano gli inediti: “Come e più di te”, “Il guastafeste” e “Voodoo Mambo”. Quest’ultimo, primo singolo estratto dall’album, è un “mambo osteopatico”, come lo definisce Capossela, che il 4 ottobre ha visto la pubblicazione di un video basato sulla danza degli scheletri, che riprende l’immaginario del Dia de los muertos messicano.
Per il resto ha sciorinato “dodici canzoni d’importazione” che Vinicio associa alla festa. Una festa che coi suoi testi è stata trasfigurata e resa, a tratti, inquietante perché imprevedibile ed insubordinata.
Si salvano solo “Voglio essere come te” (“I wanna be like you” dal disneyano Libro della Giungla) ed il trittico di musicisti italo-americani come Lou Monte (“Campanelle”, adattamento di “Jingle bells”), Nick Apollo Forte (Agita (Aggita)) e Louis Prima (“Il friscaletto (Eh cumpari)”.
Per il resto la protagonista di “Charlie“, adattamento di “Christmas card from a hooker in Minneapolis” del beniamino Tom Waits (“più che la colonna sonora della nostra vita, noi siamo la colonna umana delle sue canzoni”), si muove tra Minneapolis e Scandiano con problemi di dipendenza, tossica ed affettiva, mentre “Santa Claus è arrivato in città” è un moderno Babbo Natale che “consegna in prime time” come i corrieri Amazon , finché, stressato, si spara un colpo “proprio dietro l’ipermercato”.
Per Capossela anche i Santi si sono scocciati perché la gente non crede, così fanno miracoli all’incontrario. Cioè: tu stai bene? Non stai bene più. Ci vedi? Non ci vedi più. Per cui in “Conforto e gioia” (versione di “God rest you merry, gentlemen”) ricorda che Natale, in cui si è più buoni, viene dopo la strage degli innocenti. E che dopo 2000 anni è sempre strage degli innocenti. “A quel santo presepe in questa fredda neve- canta- non hanno accesso quei bambini che non sono cittadini e si ammassano ai confini della fortezza Europa in fuga dalla spada di Erode”.
“In questa canzone di Natale modificata ricordo che dovete fare attenzione a quello che che desiderate, perché poi magari si avvera”.
«Questo è un concerto pensato per persone all’impiedi,– aveva detto all’inizio Capossela – se non lo fate voi, vuol dire che balleremo noi».
Finchè, per completare una festa di Capodanno anticipata, vinte le resistenze, la platea si è scatenata in un trenino finale sullle note di “Tico-tico”. «Così il 31 dicembre siete assolti, e potete passare la sera davanti alla televisione», ha concluso Vinicio.
“Perchè tutto ha una fine, solo il wurstel ne ha due“.
