
A tenerne alta la bandiera rimane lo scrittore e giornalista aostano Gianni Barbieri («necessariamente spiritoso perché di sinistra») che nel 2002 ha pubblicato per la “Fantastylos” la raccolta di aforismi “Mi sono fatto un nome, anzi tre”.
Cinquantunenne, Barbieri lavora alla Biblioteca Regionale di Aosta ed ha l’hobby della scrittura, ma “vorrebbe essere scrittore con l’hobby della biblioteconomia”.
Pur essendo apprezzabile anche per chi non è valdostano, il libro vive i suoi momenti migliori quando fa riferimenti, più o meno diretti, al “paese dei campanacci”. Il sorriso non nasconde, in questi casi, l’amarezza di vivere in una “valle di lacrime nella quale ci vorrebbe più collirio”, dove “chi semina raccoglie, e chi non semina chiede i contributi” e dove, alla fine, ci si accorge che “contro un muro di gomma anche pisciare diventa difficile”. Il sorriso- che pure alla lettura sgorga spontaneo e, a volte, irresistibile- non nasconde l’amarezza di vivere in tempi e posti che invitano a “tirare fuori la carogna che è in noi, prima che ci pensino gli altri”. Senza, quasi, neanche più la speranza in una giustizia Superiore. Perché, nell’era delle telecomunicazioni globali, anche Lui si è adeguato: ”Dio non c’è. Lasciate un messaggio dopo il segnale acustico”. E l’ultimo chiuda la parentesi.
