Uno spirito che ha trovato la sua massima espressione musicale nel chitarrista Francisco Sánchez Gómez, in arte Paco de Lucía, che sabato 20 marzo 2010 si esibì al Palais Saint-Vincent per la “Saison Culturelle”. In costante evoluzione è, infatti, anche la sua musica, che, partita dal flamenco suonato nelle cuevas di Algeciras (il paese andaluso dove è nato), ha via via incontrato ritmi brasiliani, il jazz e la musica classica, finendo per rivoluzionarlo.
«Avendo avuto fin da giovane la possibilità di suonare fuori della Spagna– spiego Paco prima del concerto- ho scoperto presto che la musica era espressione di culture diverse e che se non si rompeva la rigidità del flamenco tradizionale questa
La sua rivoluzione è iniziata proprio nel fatidico 1968, quando Paco cominciò a collaborare col leggendario cantante Camaròn de la Isla, uno che sulla mano sinistra aveva tatuata una luna crescente in ricordo delle radici arabe del flamenco. «Con lui ho passato gli anni migliori della mia vita.- ammise il chitarrista- Ho imparato molto dal cercare di seguire la sua voce, per, poi, continuare a renderne appieno il pathos quando mi trovavo a suonare da solo. Sono maturato molto in quegli anni, come musicista e come persona.»
A Saint-Vincent De Lucia fu accompagnato da Nino Josele (chitarra), Piranha (percussioni), Alain Perez (basso), Antonio Serrano (tastiere e armonica) , Farru (ballo) e dai cantanti David de Jacoba e Duquende. «Mi piace molto il canto e in un Cd del 1998 ho cantato anch’io. – concluse-Sul palco, però, è diverso. Mi piacerebbe avere i “cojones” per cantare, ma sono sempre stato timido e felice di nascondermi dietro la mia chitarra.»

