Trattasi della cinquantottenne cantautrice napoletana Teresa De Sio, che il 27 luglio si è raccontata al Forte di Bard in un concerto-intervista condotto da Mauro “Mao” Gurlino.
Le “vvie do munnu” l’avevano già portata in Valle nel 2006, quando, per Aosta Classica, si era esibita al Teatro Romano di Aosta. «Ricordo perfettamente quel concerto.- mi ha detto- Fu bellissimo per la partecipazione emotiva della gente e per il luogo in cui si svolse. Anche il Forte di Bard ha confermato le bellezze inenarrabili che mi avevano cantato. Viviamo in un mondo in cui ciò che è brutto è quello che più facilmente attecchisce, per cui stare in un luogo che ha una sua bellezza fisica ed emozionale inevitabilmente si riflette in chi produce ed ascolta musica.»
Il suo “stato mentale spericolato” l’ha spinta, negli anni, verso una musica libera e sperimentale che ha interessato perfino Brian Eno, il mago della manipolazione sonora. «Io ero in cerca di qualcosa di rivoluzionario e Brian di esotico.-ha ricordato- Ci siamo incontrati e piaciuti. Gli ho fatto sentire un mio provino e lui mi ha detto che ci avrebbe lavorato sopra. Ne sono nati due album, su cui la mano di Brian è passata come flying producer.»
A Bard ha cantato pezzi come “Positano”,“Un samba”, “Quanno turnammo a nascere” e “Tutto cambia”, accompagnandosi con la chitarra suonata con uno stile percussivo elaborato ascoltando Modugno e Matteo Salvatore, ma, anche, Michael Hedges. «Ho un repertorio sconfinato, che va dalla canzone classica napoletana alla sperimentazione con Brian Eno. Un range in cui c’è tantissima vita e musica. A Bard ho cercato di fare cose essenziali, in modo di riportare qualche mia canzone allo stato primigenio, voce e chitarra come l’ho scritta.»
Ti ritrovi nel soprannome di “brigantessa” che ti danno i tuoi fans? «La mia idea è quella di un brigantaggio intellettuale, che corrisponde alla capacità di non uniformarsi al modello unico imperante, di questo Basso Impero, creatosi con la politica italiana degli ultimi anni, in cui “te tèneno schiavo dint’’a munnezza”. Spero proprio che un sano brigantaggio intellettuale mi appartenga e sorregga sempre.»

