E’ quello che ho cercato di fare per otto anni con la sezione “Radici”, inventata nell’ambito della rassegna “Aosta Classica”. A cominciare da quel 9 luglio 2001 in cui, al CCS Cogne di Aosta, ricordai il geniale polistrumentista e compositore aostano Edoardo Mancini (26 ottobre 1934 – 10 giugno 1997).
Chi l’avrebbe detto, avrà pensato, che quel nonno, che nelle foto di casa lo guardava severo, avesse scritto melodie dolci come “Fatina” o “Al cuor non si comanda”? O che avesse dato dignità musicale all’ironico e sgangherato cabaret musicale dell’estroso Enrico Thiebat.
Da quel Tonino Sofi, che nella serata cantò con voce potente e piena di sentimento, a strumentisti come Alberto Faccini, Mario Rizzotto, Beppe Barbera e quel Luciano “Tatina” Bodria che, mentre suonava, faceva tutte quelle smorfie.
Curiosi, poi, i bizzarri frutti dell’estro senile del nonno, con pezzi sperimentali come “Nouex”, “Frammenti” e “Tet de Loos”, interpretati da alcuni giovani interpreti classici (le pianiste Viviana Zanardo e Roberta Menegotto ed il trombonista Corrado Colliard) con cui, nonostante il gap generazionale, Mancini aveva stabilito un rapporto di stima ed amicizia.
Chissà cosa avrebbe detto del ritrovarsi nel 2001 “oggetto di nostalgia”, con una serata interamente a lui dedicata? “Mio caro”, avrebbe abbozzato. E, poi, chissà quale battuta al vetriolo.
Rammaricandosi, forse, che per riuscire a riempire una sala con le sue musiche si fosse dovuto aspettare la sua morte. E la follia di un estimatore, e perchè no? amico, come me.

