Un esempio di questo “concertista 2.0” si è avuto il 9 aprile al Teatro Splendor di Aosta, in occasione del concerto “In bianco e nero” dell’aostano Massimo Bezzo e del biellese Andrea Manzoni.
Da questi due universi apparentemente distanti è nato il progetto del duo che ha debuttato alla Saison Culturelle con una scelta di autori e brani che, pur utilizzando stili e concezioni differenti, hanno avuto in comune un’alta carica emotiva e la voglia di mettersi e mettere in gioco.
Si è passati, infatti, dalla Suite per balletto “Points of Jazz” di Dave Brubeck all’Astor Piazzolla di “Libertango” e “Le Grand Tango”, dalla versione per due pianoforti del “Bolero” di Ravel (quella originale, che precede la più conosciuta versione sinfonica) a “Dodge the Dodo” del pianista svedese Esbjörn Svensson, leader del celebre E.S.T. Trio. In quest’ultimo pezzo ha improvvisato anche Bezzo, mentre negli altri è stato Manzoni a tornare, dopo 13 anni, alla lettura della musica classica. Per non parlare del coraggio di finire con un bis introspettivo come “Le lacrime” dalla Suite N. 1 op. 5 di Rachmaninoff.
Nonostante, o forse proprio per l’“adrenalina mostruosa”, confessata da Manzoni, alla fine il progetto è riuscito a coinvolgere il folto pubblico, che lo ha premiato con ripetuti applausi. Perché la notizia è che il concerto, per di più a pagamento, ha avuto lo stesso pubblico (quantitativamente) dell’ammucchiata pop rock, con Katia Guidi, Davide Tosello e Francesco-C, proposta dalla Saison il 13 marzo ad ingresso libero.
Una rondine non fa primavera, certo è che si tratta di una piccola, significativa, rivincita della musica pura e dell’ascolto consapevole rispetto ad una musica “giovane” locale che, sempre più spesso, sembra avere difficoltà a staccarsi dalla dimensione dell’ammucchiata o dell’ascolto distratto in un pub o bar (in genere affollato a prescindere).

