
Nella giuria che ha deciso l’assegnazione del “Premio Mogol 2010” spiccava la presenza della cantante Dori Ghezzi, che coi testi di qualità, grazie al marito Fabrizio De Andrè, ha convissuto per 25 anni. «In veste di giurata mi trovo a disagio– ha confessato- perché per anni, quando cantavo, ho sofferto molto ad essere giudicata. Mi ha convinto l’entusiasmo che trasmette Mogol, che con questo premio si può dire che cerchi di riportare la canzone popolare in paradiso, dov’è nata.»
Tra i candidati al premio di quest’anno c’era una donna, come giudica la situazione delle autrici italiane? «Carmen Consoli ha una scrittura molto personale che mi piace. Per il resto la situazione è molto buona. A parte quelle più note, come Elisa o la Nannini, mi piace Cristina Donà, una che sa scrivere bene ma che ha avuto più successo all’estero.»
apprezzamento anche per “Pace” di Giuseppe Anastasi ed Arisa («è brava, deve solo convincersi che non ha bisogno di nessuna maschera») e “L’ultimo valzer” di Simone Cristicchi («il tema dell’amore negli anziani era stato affrontato nel cinema, ma mai in una canzone»).
Parole d’amore sono, in ogni caso, quelle che Fabrizio scrisse dopo quei terribili 117 giorni di sequestro: «senza Dori sarei, probabilmente, morto di alcol, di pessimismo, di dolore o semplicemente di autodistruzione». «Se non ci fossi stata io-si schermiscela Grezzi- penso che avrebbe trovato un’altra Dori, non sono insostituibile anche se mi fa piacere che l’abbia creduto lui. Sicuramente per me sarebbe stato più difficile trovare un altro Fabrizio.»
Ancora più doloroso è quindi il ricordo di quella telefonata da Aosta che annunciò la malattia che glielo avrebbe strappato. «Era l’estate del 1998 e Fabrizio si trovava a Saint-Vincent per un concerto quando si sentì male. Mi telefonò in Sardegna, dove ero rimasta, per dirmi che all’ospedale di Aosta gli avevano diagnosticato un tumore al polmone. Dapprima ero incredula, poi subentrò la speranza di un errore. Invece fu l’inizio della fine.»
