A parziale riparazione è arrivata la serata che il cantautore Alberto Visconti gli ha dedicato il 15 aprile all’Espace Populaire, nell’ambito del ciclo “Master’s Song”, che il team leader de L’Orage sta dedicando ai grandi cantautori di tutto il mondo. Lo stesso nome del gruppo, tratto da una canzone di Brassens, testimonia, del resto, la sua devozione per il poeta di Sète. «L‘ho scelto per l’ anticonformismo che si respira nella canzone.- ha spiegato- Sono un bastian contrario, ed una dichiarazione d’amore in cui si canta “che delizia la pioggia, che orrore il sereno, non c’è cosa più triste dell’arcobaleno” non poteva non piacermi.»
«L‘ho scoperto grazie alla collezione completa dei suoi cd ascoltata alla Biblioteca Regionale di Aosta.- racconta Visconti- Oltre ai testi, mi colpì come le sue canzoni, anche le più raffinate, abbiano una matrice popolare fortissima che fa sì che possano essere cantate anche alle feste più scalcinate. E’ talmente “coverizzato” che è stato tradotto in quasi tutti i dialetti italiani.» Perché, allora, non esiste “La mauvaise réputation” o “Les Copains d’abord”in patois (il dialetto valdostano: n.d.r.)? «Perché, a trent’anni dalla morte, Brassens rimane uno scomodo. Era per una libertà totale e non le ha mai mandate a dire, per cui risulta difficile manipolarlo a livello istituzionale. Ha talmente detto merda alle istituzioni che l’autorità che lo celebri rischia seriamente il ridicolo.»
