ALBERTO VISCONTI canta BRASSENS

Incredibilmente per una regione francofona come la Valle d’Aosta, nel 2011 vi è passato quasi inosservato il trentennale della scomparsa del grande cantautore francese Georges Brassens, morto sessantenne a Saint-Gély-du-Fesc il 29 ottobre 1981.

A parziale riparazione è arrivata la serata che il cantautore Alberto Visconti gli ha dedicato il 15 aprile all’Espace Populaire, nell’ambito del ciclo “Master’s Song”, che il team leader de L’Orage sta dedicando ai grandi cantautori di tutto il mondo. Lo stesso nome del gruppo, tratto da una canzone di Brassens, testimonia, del resto, la sua devozione per il poeta di Sète. «L‘ho scelto per l’ anticonformismo che si respira nella canzone.- ha spiegato- Sono un bastian contrario, ed una dichiarazione d’amore in cui si canta “che delizia la pioggia, che orrore il sereno, non c’è cosa più triste dell’arcobaleno” non poteva non piacermi.»

Se è per questo è in buona compagnia, visto che senza Brassens non sarebbero esistiti alcuni dei migliori cantautori italiani. A cominciare da Fabrizio De Andrè, autore di alcune sue traduzioni in italiano, da “Marcia Nuziale a “Le passanti”, che Visconti ha interpretato insieme ad una sua traduzione di “Gastibelza” e ad altre canzoni in lingua originale. Pezzi che hanno confermato come il cantautore di Sète continui ad essere uno degli astri più fulgidi del firmamento della canzone mondiale (non a caso, nel 1984, all’asteroide “6587” è stato dato il nome di Brassens).

«L‘ho scoperto grazie alla collezione completa dei suoi cd ascoltata alla Biblioteca Regionale di Aosta.- racconta Visconti- Oltre ai testi, mi colpì come le sue canzoni, anche le più raffinate, abbiano una matrice popolare fortissima che fa sì che possano essere cantate anche alle feste più scalcinate. E’ talmente “coverizzato” che è stato tradotto in quasi tutti i dialetti italiani.» Perché, allora, non esiste “La mauvaise réputation” o “Les Copains d’abord”in patois (il dialetto valdostano: n.d.r.)? «Perché, a trent’anni dalla morte, Brassens rimane uno scomodo. Era per una libertà totale e non le ha mai mandate a dire, per cui risulta difficile manipolarlo a livello istituzionale. Ha talmente detto merda alle istituzioni che l’autorità che lo celebri rischia seriamente il ridicolo

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