Per quasi dieci anni ha vissuto come chi sogna: guardando senza vedere, ascoltando senza udire, sorridendo a familiari ed amici che non riconosceva. A causa di una parola dal suono dolce ma dal significato terribile- Alzheimer- per dieci anni il mondo del palermitano ANTONINO LO PRESTI si è ridotto ai gesti d’affetto e alle parole dei familiari.
Grazie a loro ogni tanto si animava, come se l’impalpabile trama della sua vita riacquistasse quel filo colorato che, ad un tratto, si era scolorito e ingarbugliato. “Ricordi papà– ripetevano i figli- quando nonno Gaetano non voleva che giocassi a pallone, e tu, coi piccoli risparmi, l’avevi comprato lo stesso?” Era uno dei suoi racconti preferiti, reso ancor più vivo da tanti particolari, come la sua attesa impaziente, quando non era ancora sorto il sole, o l’ingresso di un negozio di articoli sportivi della Palermo degli anni Trenta per paura che qualcuno gli soffiasse l’agognato oggetto del desiderio.
La passione per il calcio, unita ad una classe cristallina, gli aveva permesso di emergere nel mondo sportivo della città siciliana, superando indenne lo stop imposto dalla Seconda Guerra Mondiale, durante la quale le sue doti atletiche erano state sfruttate per portare gli ordini tra i vari reparti della Sicilia Occidentale.
Dalla Villa Filippina di Padre Covais, dove aveva dato i primi calci, era, così, passato alla Leone. E poi nel Trapani. E poi nel Palermo nella stagione 1946-47. La sua elegante sicurezza era stata utilissima per garantire una efficace copertura difensiva durante il campionato di serie B della formazione allenata da mister Mirko Faotto e Peppino Cutrera. Quando guardava le foto ingiallite di quegli anni i movimenti delle labbra sembravano ripeterne la formazione: Valsecchi, Tedeschini, Lo Presti, Conti, Di Falco , Di Bella, De Rosalia… La stagione successiva fu quella del ritorno in A, con l’arrivo del Barone La Motta e di giocatori come Cesto Vycpalek. Ma fu, anche, quella del suo clamoroso abbandono.
«Dopo una milizia decennale da allievo di Scioscia e De Rosalia– dichiarò nel 1996 in un’intervista di Gaetano Sconzo sulla “Gazzetta della Sicilia”- lasciai il Palermo allorché l’allenatore, l’ex azzurro Virginio Rosetta, mi convocò alla Favorita per la partita con I’Empoli assicurandomi che avrei giocato, e, invece, mi preferì un suo protetto, Varglien II, seppur infortunato, anche lui proveniente dalla Juventus. Decisi di smettere: a 25 anni abbandonai il calcio, pur essendo nella rosa dei titolari rosanero, ed andai a collaborare con mio padre, commerciante di vini. Il cavalier Rosetta venne a casa chiedendomi di recedere dalla decisione, ma gli dissi di no. Lui tornò alla carica perchè mi voleva dare in prestito all’Alessandria. Indignato, risposi no.»
Poco dopo, però, la passione per il calcio riaffiorò prepotente, e Nino Lo Presti cedette alle insistenze di Peppino Cutrera, allenatore del Trapani, col quale aveva già vinto un campionato nella Leone. «Mi trasferii in granata disputando due ottimi campionati di C. – ricordava- Il secondo con mister Politzer, compaesano di Vycpalek. Anche li, però, accadde I’imprevisto: allorché battemmo il Catania per 2-1, la Lega, in base ai referto dell’arbitro, ritenne di far ripetere l’incontro. Prima della partita, però, un dirigente comunicò a me e al centravanti Attilio Curto che non avremmo giocato, sostenendo che eravamo stati corrotti con un’offerta di 100.000 lire. Non era assolutamente vero: seppi in seguito che i soldi, partiti da Catania, si erano fermati a Palermo nella tasca di un allenatore. Non avrei mai accettato una corruzione, per cui, amareggiato, smisi definitivamente di giocare, pur avendo richieste da Foggia, Cosenza, Catanzaro, Salernitana, Pescara, Messina e Catania.» Non era, d’altronde, un caso che il ruolo nel quale, in campo, rendeva meglio fosse quello di libero.
Proseguì, quindi, l’attività di commerciante di vini, sposandosi, nell’aprile 1953, con MARIA SCHIMMENTI, dalla quale ha avuto Gaetano, Alessandra e Maurizio.

La ritrovata serenità gli permise di riaccostarsi al mondo del calcio, facendo, per diletto, il tecnico giovanile. Ma si dedicò, soprattutto, alla pittura. Allievo dell’acquarellista Armando Tomaselli e del figlio Onofrio («numero uno al mondo quale pastellista»), trasformò, così, la bottega di vini di Via Dante in un cenacolo di pittura e in una palestra di vita dove i figli impararono l’arte dell’incontro.
Grazie ad una mano felice e ad un innato senso del colore, i suoi quadri hanno incontrato grande successo, almeno finché alcune traversie, legate alla fine dell’attività lavorativa, non gli fecero perdere la voglia. Non l’ironia, che, finché l’Alzheimer non ebbe il sopravvento, l’ha sempre aiutato a dissimulare lo sforzo, a combattere la presunzione, a pretendere la verità. In una parola a vivere leggero. La stessa finezza e levità, che quando giocava a calcio lo avevano fatto soprannominare “la signorina”, hanno contraddistinto anche la fine del suo transito terreno il 23 gennaio 2011, lo stesso giorno del suo novantesimo compleanno. “Ha celebrato in Paradiso il suo compleanno più bello”, ha concluso al suo funerale Padre Pasquale d’Elia. CIAO PAPA’.

a
Condoglianze, Gaetano. Un abbraccio.
Grazie Andrea, di cuore
Grande uomo, il tuo papà…riposi in pace!
Mi fa piacere che dall’articolo esca fuori questa convinzione, era proprio un grande uomo
Non è forse il posto giusto, ma devo dire che i quadri di tuo padre sono davvero notevoli. Ci vedo lettura, interpretazione e gioco. Una capacità di leggere la realtà al di sotto della sua luce e di ridarle un significato nascosto.
Ho passato ciò che stai passando tu e so quanto è duro, ma ti resta molto di lui e questo conta tanto.
un abbraccio sincero, caro gaetano.
Casomai ti ritornasse in mente…..
quando il pianto si trasformerà in sorriso..
Casomai ti ricordassi….di quanto importante sia una carezza….
Mi troverai qui seduto su un ricordo ..che provo ad allungare la mia mano
Una preghierà …….
Grazie Marina e grazie Silvia
In questi momenti è difficile scrivere parole giuste…..ti dedico un pensiero che mi riporta anche al mio papà…….un abbraccio
Grazie Marina
è veramente bello l’articolo dedicato a tuo padre, molte belle le foto, lo zio mi mancherà, mi piace ricordarlo come artista … e mi piace ricordare che quando mio padre se ne andato tu eri vicino a me
baci
Grazie, Donatella. E’ facile scrivere un bello articolo quando parli di una bella persona
mi hai fatto commuovere…
non sapevo dei problemi legati al mondo del calcio…
uomo libero e generoso, artista sensibile, sportivo leale, marito e padre appassionato e ironico, mi piace ricordarlo così
ti abbraccio
marina
Grazie Marina, sono contento di esser riuscito a trasmettere la commozione che ho provato scrivendolo (e, attraverso di esso, scoprendolo)
Hai dipinto con le tue parole un bellissimo ritratto di tuo papa e della tua famiglia!
Grazie Hermes, per me è stata una seduta psicoanalitica per mio padre un atto dovuto
Caro sig gaetano mi scusi se le scrivo questo mess stavo navigando e cercavo le vecchie glorie del palermo fra queste in particolare di suo padre che ho avuto l’onore di conoscere e lavorarci quando ero ragazzo lui mi chiamava pinuzzu in via dante sono passati piu’di quarantanni e percaso ora ho saputo della sua scomparsa per era un padre mi ha insegnato tanto le porgo dopo tanti anni le mie condogliaze continuero ora a tenerlo presente nelle mie preghiere addio zu nino
Bellissima biografia familiare di un personaggio autentico, un artista della vita. Gli somigli: Franca Cella
Grazie di cuore, Franca