MUSICA & MEMORIA

Alessio LEGA canta la Resistenza a Fenis (AO)

Ad alcuni Alessio Lega non piace. Eppure è un bravissimo cantautore, che dal 1997 porta avanti una carriera fondata sulla coerenza stilistica e di contenuti che gli è valsa ambiti riconoscimenti (Targa Tenco, Premio Lunezia, ecc…), citazioni in dizionari vari (Garzanti, Giunti, Rizzoli). E,perfino, due documentari.

Il fatto di essere però un “convinto militante libertario, che in musica traduce le sue convinzioni senza attenuarle, o renderle potabili a un pubblico generico” ad alcuni non piace.

E’ successo, per esempio, che il pomeriggio del 21 aprile, mentre in un parchetto di Segrate partecipava ad una festa partigiana del centro sociale Baraonda, da una casa vicina una mano anonima ha cercato di colpirlo con tre sassi di media grandezza. Lanciati dall’alto con violenza potevano spaccargli la testa.

«Ho portato, comunque, a termine lo spettacolo e ritrovato una serena allegria– ha commentato- Ma su di noi incombe la tempesta: vento e pioggia. Il clima sta mutando, e se non ci svegliamo prenderemo tutti la nostra parte: chi di folgore, chi di grandine, chi di pioggia. Forza compagni, scarpe rotte eppur bisogna andare, schiena dritta ed occhi aperti: anche questa notte ci guidano le stelle».

A Milano stava presentando il suo libro “La resistenza in 100 canti” pubblicato nel 2022. Lo stesso che la sera del 23 aprile ha presentato nel Salone polivalente di Tzantè de Bouva, a Fenis, nel corso di una serata organizzata da A.N.P.I., CGIL ed amministrazione comunale di Fenis per ricordare l’ottantennale della morte del partigiano Emile “Milò” Lexert.

Nel libro il cantautore pugliese ha ricollocato i canti della Resistenza nel loro contesto storico, non tanto della Storia con la S maiuscola, ma di quella con la S minuscola. Restituendo, così, i volti, le voci, le storie dei personaggi, a canzoni che, altrimenti rischiavano di scivolare nella ritualità. Canti nati nei venti mesi della guerra partigiana, ma anche prima, durante il Ventennio fascista,e dopo, quelli scritti da cantori, poeti e cantastorie che nella Resistenza si sono in seguito riconosciuti.

«La Resistenza è stata la prima volta che si è capito che noi possiamo cambiare la storia.- ha detto- Con le lettere dei condannati a morte, le canzoni sono le uniche voci libere che raccontano quegli anni. E con la loro forza vitale permettono di capire come la Resistenza non sia stata solo un lutto, ma anche una festa».

E’ stata proprio “Festa d’aprile”, composta nel 1948 da Sergio Liberovici e Franco Antonicelli, ad aprire un concerto in cui Lega è stato accompagnato da Guido Baldoni alla fisarmonica e Rocco Marchi al basso e strumenti vari.

Sono seguiti “La Badoglieide”, “Siamo i ribelli della montagna”, “Pietà l’è morta” (col testo di Nuto Revelli sulla musica di “Sul ponte di Perati”), “Fischia il vento”, “Matteotti” dello stesso Lega, “La Gap”, “The Partisan”, “Radio libertà” e “La ballata dell’ex” di Sergio Endrigo. Finale con l’immancabile “Bella ciao”.

Nel bis Lega, ha riproposto una coinvolgente e coinvolta “L’acqua” di un altro anarchico come lui: il valdostano Enrico Thiebat. “Un grande poeta di questo posto che bisognerebbe conoscere anche altrove”.

Il 26 aprile il cantautore leccese si esibirà all’Auditorium Parco della Musica di Roma con Ascanio Celestini. Lo stesso che ha scritto: “ a sant’alessio lega protettore dei cantautori. Che di tanti poeti morti c’è bisogno pure di vivi”.

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