Le indimenticabili “creature” musicali di CARLO ALBERTO ROSSI

E vanno leggere e vanno. Si rincorrono,  salgono, scendono, per il ciel”. I versi di “Le mille molle blù”, motivo indissolubilmente legato alla voce di Mina, rendono bene l’impalpabile bellezza delle indimenticabili canzoni scritte da Carlo Alberto Rossi (nato a Rimini il 30 agosto 1921 e morto il 12 aprile 2010).  

“Amore baciami”, ”Quando vien la sera”, ”Na voce, ’na chitarra (e ‘o poco ‘e luna)”, ”Nun è peccato”, ”E se domani”, ”Se tu non fossi qui” sono solo le più famose tra le “creature”, come lui le definiva, che “senza più i piedi per terra” sono andate in giro per il mondo facendo di Rossi uno degli autori italiani di maggior successo. Basta scorrere, infatti, l’elenco dei suoi interpreti per imbattersi, tra gli altri, in Bing Crosby, Tom Jones, Nat King Cole, Pat Boone, Sara Vaughan, Julio Iglesias, Johnny Mathis, Ray Conniff, Frank Pourcel e, naturalmente, Mina.

Ne ebbe, quindi, di cose da raccontare (e da far ascoltare) nell’agosto 1998 quando lo incontrai negli studi dalla sede valdostana della RAI dove stava registrando un programma a lui dedicato condotto da Maria Luisa Di Loreto. Un’emozionante “amarcord” (d’altronde Fellini fu suo compagno di scuola, ed inserì il pastificio Rossi nella ricostruzione della piazza di “Amarcord”) nel corso del quale fece, per esempio, risentire il primo provino di “Le mille bolle blù”, cantato nel 1960 dalla “tigre di Cremona” con l’accompagnamento del pianoforte di Enzo Ceragioli. O il nastro che documentava la nascita di “E se domani”, composta di getto fischiettando all’organo e pensando alla donna amata, Marisa Terzi (che divenne nel 1977 la sua seconda moglie), partita alla volta di Parma.

Due esempi, tra l’altro, di canzoni diventate famosissime nonostante non avessero avuto soverchia fortuna al “Festival di Sanremo”: «Come compositore ne ho fatti ventuno– mi raccontò- collezionando anche diverse cocenti eliminazioni. Ormai quando arrivavo lasciavo la valigia al deposito bagagli della stazione di Sanremo. Tanto sapevo che sarei ripartito subito. Probabilmente disorientavo le giurie con la mia ricerca di originalità: non ci sono due canzoni mie che siano simili». Il marchio di fabbrica delle sue composizioni è, infatti, stato quello di essere inconfondibili ed uniche per ricerca armonica e melodica. Lo hanno riconosciuto suoi colleghi eccellenti come Ennio Morricone («I temi preziosi di Carlo Alberto li individuavo sempre come simbolo di buon gusto, personalità, professionalità, musicalità»)  e Armando TrovajoliNon c’è una sola sua canzone che non avrei voluto firmare. E non sono pochi coloro che, suonando le canzoni di Rossi, hanno imparato l’armonia».)                                             

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