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C'era una volta Poesia Valle d'Aosta

C’ERA UNA VOLTA (27)- E’ morto MARCO GAL, il poeta “a l’ençon (ai margini)”

1 Gal Marco ok 3721

Se il segreto della grande poesia è riuscire a trovare il tono giusto di parlare a se stesso, non c’è modo migliore per conoscere un poeta che frugare tra i suoi versi. “Su me stesso” è, per esempio, il titolo di una delle poesie più personali di Marco Gal, scomparso nel pomeriggio del 22 gennaio 2015. In essa il poeta, nato a Gressan nel 1940, ha scritto: “non sono un giocoliere di parole, ho vissuto il dolore. Cerco la verità con la passione”.

1 Gal Marco3591 copyParole di mezzo secolo fa in cui c’era già, in embrione, la sua poetica “a l’ençon (sul limite)”, che lo ha portato a con­templare dai margini una vita dalla quale si è sentito dolorosamente escluso (“la vita è di chi non la pensa, di chi con incoscienza la divora”), interrogandosi sul disagio dell’essere al mondo.

Dopo una produzione giovanile in italiano, era stata la poesia in patois di Eugenia Martinet a spingerlo, negli anni Ottanta, a scrivere nella “lenva di san (lingua del sangue)”, scoprendo “che il suo utilizzo dava un altro suono ed un altro senso, più vero e diretto, all’approccio con le cose”. Nel 1991 la raccolta “Ëcolie- Acque perdute” aprì il nuovo corso che produsse anche “A l’ençon (sul limite)”(1998), “Messaille- Libere acque della sera” (2002) e “A l’aberdjà” (2007). In queste opere l’uso del patois si dimostrò lontano anni luce dai quadretti di “petchiou mondo conten(piccolo mondo contento)” di Jean Baptiste Cerlogne, il fondatore della letteratura patoisante.

Gal ha, poi, scritto anche libri di storia, curato antologie di letteratura e di poesia in patois e fatto parte di circoli poetici, ma è soprattutto in queste poesie che è venuta fuori la sua “intelligenza del cuore salvata dal deserto di ogni giorno”. E’ lì che si vede quanto, nonostante sentisse “la serpe del tempo(la bouye di ten)” sfuggirgli dalle mani, abbia continuato ad avere voglia di sragionare e sognare. “Perché la vita– scrisse- è sogno o, comunque, è molto simile al sogno. E ricordarsi di essere vivi, in fondo, è come ricordarsi di un sogno”.

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