Dal settembre 1918, quando ci fu la sua prima rappresentazione a Losanna, nella voce recitante dell’ ”Histoire du Soldat” di Igor Stravinskij e Charles Ferdinand Ramuz si sono cimentati tanti grandi attori: da Peter Ustinov a Dario Fo, da Giancarlo Giannini a Peppe Servillo.
Quest’ultimo ha collaborato con Mario Incudine anche alla versione italiana da concerto con la quale,la sera del 6 febbraio, l’attore siciliano ha debuttato in anteprima nazionale al Teatro Splendor di Aosta per la Saison Culturelle.
«È un adattamento– ha spiegato Incudine- che porta in scena il mondo dal quale vengo: quello dei cantastorie, dei narratori orali, di quelli che in Sicilia si chiamano “cuntisti”. Il testo di Ramuz prendeva, infatti, le mosse da due favole russe che teatranti e musicisti girovaghi narravano nei villaggi, per cui abbiamo pensato di renderla quanto più “cuntata” possibile. Attingendo a quel mondo della narrazione popolare che da Omero è arrivato fino a Camilleri».
L’agilità che Stravinskij aveva conferito al lavoro anche musicalmente, facendone “un’opera prêt-à-porter”, è stata accentuata nella versione di Incudine, che, al posto dell’originario settimino, ha visto il bravissimo Ensemble Prometeo formato da Grazia Raimondi (violino), Michele Marelli (clarinetto) e Ciro Longobardi (pianoforte).
«Più che da narratore, io racconto la vicenda come un cantastorie.– ha continuato l’attore- Interpretando tutti i personaggi: dal soldato al diavolo, dal Re a sua figlia. In un’epoca in cui la soglia dell’attenzione è crollata, voglio tenere incollato lo spettatore alla poltrona grazie agli espedienti dei cantastorie: dai cambi di registro vocale per caratterizzare i personaggi alla declamazionedel testo che ho tradotto in ottava rima. E poi c’è la narrazione, con il dialogo tra il soldato e il diavolo che è una metafora di tutto quello che è la guerra, la politica e la ricerca spasmodica della ricchezza. Il soldato non è altro che l’emblema del piccolo uomo schiacciato tra forze contrastanti, che, dopo aver venduto, con il violino, l’anima al diavolo, vuole disperatamente tornare al suo paese e alle cose essenziali della vita».
Grazie ad Incudine nel lavoro si respira molta Sicilia. Dallo stile da cuntista usato alla geolocalizzazione della storia che vede il soldato tornare a casa muovendosi tra Vigata e Montelusa.
Citazione dello scrittore siciliano Andrea Camilleri che è stato molto importante per Incudine. «Ho fatto diverse cose con lui. A cominciare da “Cannibardo e la Sicilia”, lo spettacolo sull’arrivo di Garibaldi in Sicilia che, con Massimo Ghini, abbiamo messo in scena al Festival di Spoleto del 2011. Ma lo spettacolo che ha fatto decollare la mia carriera è stato ”Le supplici” di Eschilo che nel 2015 rappresentai al Teatro Greco di Siracusa con Moni Ovadia. Interpretavo anche lì un cantastorie che muoveva un tableau vivant di quasi 100 figuranti. Io recitavo in siciliano, Moni in greco moderno e il cantante Faisal Taher in palestinese. Fu un successo clamoroso, e Oliver Taplin, uno dei più grandi grecisti del mondo, disse che era la versione più aderente a Eschilo che avesse visto».
Alle 15.30 del 7 febbraio un piccolo estratto di questa versione dell’“Histoire du Soldat” è stato trasmesso in diretta a Piazza Verdi su RAI Radio 3. Il 13 settembre sarà, invece, replicato a Torino nell’ambito del Festival MITO.





