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MUSICA

BOB CALLERO e quell’intro de “Il nostro caro angelo”

Callero Bob«Sì, ho fatto un po’ di lavoro con quei ragazzi lì.» I “ragazzi” di cui mi parlò il bassista genovese Bob Callero il 10 gennaio 2014, in occasione di un’esibizione aostana con la pianista Elisa Tomellini, non erano altro che Eugenio Finardi e Ivan Graziani.

eugenio finardi-bob callero 5820_6799423810663047631_oPer non parlare degli anni passati a suonare con Anna Oxa, Loredana Bertè, Fausto Leali e Patty Pravo.

Un po’ meno “ragazzo” era, invece, Lucio Battisti quando nel 1973 lo chiamò a suonare nel disco “Il nostro caro angelo”. E’ di Bob, per esempio, l’indimenticabile intro della title track.

«Lucio– ricorda Callero- difficilmente accettava intromissioni di altri, soprattutto di uno nuovo come all’epoca ero io. Infatti quel mio intro non lo voleva, per partito preso.»

A convincerlo fu l’arrangiatore Gian Piero Il nostro caro angelo 89_616814985_nReverberi che gli aveva consigliato Callero dopo averne apprezzate le qualità producendo l’album dei suoi Duello Madre, gruppo prog/jazz nato da una costola degli Osage Tribe, altro storico gruppo fondato, nel 1971, da Callero con Franco Battiato.

«Ho dovuto superare un provino durante il quale Lucio mi ha fatto fare la ritmica in levare di “El purtava i scarp de tennis”. Ed è stato sempre Lucio a darmi il soprannome di Bob John Wayne, per via degli stivaletti western che portavo. Per motivi contrattuali non potevo, infatti, comparire sulla copertina col mio vero nome.»

Il volo 1_176610026_nL’esigente Battisti dovette apprezzarlo, visto che lo richiamò per “Anima latina” e per due pezzi di “La batteria, il contrabbasso, eccetera” in cui suonò insieme agli altri componenti del supergruppo Il Volo (Radius, Tempera, Lavezzi, Dall’Aglio e Lorenzi).

Un’ulteriore svolta nella carriera di Callero avvenne con la scoperta dello “stick, strumento di 10 corde dalle molte possibilità sonore di cui è diventato uno dei migliori specialisti europei, al punto che c’è chi ha detto che “Bob Callero tradotto in inglese si pronuncia Tony Levin” (lo “stick man” più famoso).

Sul suono di questo strumento si basa la Stick Band, fondata nel 1984, con cui nel 2006 ha pubblicato il cd “Barba Richin” a cavallo tra la canzone d’autore e la musica etnica, cantato in dialetto genovese.

Con lo stick si era, tra l’altro, esibito anche ad Aosta Classica, nel 2002, con la cantante Claudia Pastorino. Con la virtuosa genovese Elisa Tomellini cercò di gettare un ponte tra i loro mondi musicali con il progettoTrip for two“. «Ci siamo accorti- spiegò Callero- che se c’è un territorio in cui il classico combacia coi ritmi e tutto questo può portare a cose danzerecce e leggere, questo è il tango. Partiremo da lì per fare una commistione particolare di generi in cui c’è un po’ di tutto

I due passarono, infatti, dai Beatles di “I’ll follow the sun” alla colonna sonora de “Il favoloso mondo di Amelie”, dai ragtime di Scott Joplin ai tanghi di Piazzolla e Galliano. Con due spazi solistici che videro Elisa interpretare due pezzi di Rachmaninov e Callero, con il suo basso a 6 corde, in un medley etnojazz di suoi composizioni.

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