Pienone, con gente che non è riuscita ad entrare, per il concerto “Jazz al buio. La musica con altri sensi” tenutosi la sera del 14 aprile al Teatro Splendor di Aosta.
Affluenza non prevista nè tantomeno immaginata, come ha detto Luigi Giunta, Presidente l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti della Valle d’Aosta, associazione organizzatrice. Al punto che le 250 mascherine da notte preparate per l’occasione non sono bastate.
L’evento è nato all’interno di “Sensi+ Tecnologia per l’autonomia”, progetto che punta ad accrescere l’accessibilità nei diversi contesti di vita quotidiana e culturale, lavorando anche sulla diffusione di una cultura della disabilità più condivisa e consapevole.
Il progetto, realizzato in co-progettazione con il Dipartimento Politiche sociali regionale, vede come capofila l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, insieme all’Ente nazionale sordi ed al Coordinamento Disabilità Valle d’Aosta.
In uno Splendor buio, l’immersione sensoriale senza distrazioni visive (rafforzata dall’uso delle mascherine da notte) , situazione che è abituale per le persone cieche o ipovedenti, ha permesso agli ascoltatori di concentrarsi totalmente sulle vibrazioni sonore della musica del Peak Trio e su ciò che, al buio, potevano far scaturire. La realtà, come il negativo di una fotografia, è, infatti, pervasa di materia oscura e inesplorata, in cui cercare nuovi significati o sensi.
Sul palco era al buio anche il Peak Trio, formato da tre giovani e talentuosi jazzisti valdostani come Michel Dellio (sax soprano e contralto), Luca Gatullo (basso elettrico) e Gabriele Peretti (batteria e percussioni).
«Le fonti luminose erano ridotte al minimo, per cui abbiamo suonato a memoria.– ha spiegato Dellio- Siamo, così, riusciti ad interiorizzare il più possibile la musica in modo da trovarci nella stessa dimensione del pubblico».
Il trio è reduce da un’altra esperienza particolare come “AUT-AUT Foto-concerto per tre musicisti e un fotoreporter sulla natura del conflitto” che il 13 febbraio, nell’ambito della Saison Culturelle, l’ha visto protagonista sul palco del Teatro Splendor per commentare musicalmente le foto del reporter Ugo Lucio Borga.
«Questo nuovo lavoro è partito proprio dal concerto che abbiamo fatto in Saison, di cui abbiamo riproposto “Mosse” e “Campi larghi”. Essendo un’esperienza sensoriale abbiamo cercato sonorità che richiamassero determinati stati d’animo. Non abbiamo quindi fatto jazz puro ma siamo andati su sonorità che, partendo dal jazz, sfociassero in altri generi. A cominciare dal pop dei Beatles di “Strawberry Fields Forever”».
Emblematici, a questo proposito, “Landscape I e II”, brani composti da Dellio in cui i paesaggi sonori del trio hanno particolarmente stimolato la fantasia degli spettatori, coinvolgendoli in un avventuroso viaggio sensoriale.

E dove la musica non è arrivata è spuntata la parola, con Dellio a declamare, su un loop di sitar nella coda di “Earth” di Joe Henderson, una poesia composta per l’occasione.
Ti vedo come ombra / e in nessun altro modo.
Orizzonti sfiniti di palpebre ondeggiano tra il buio
E l’infinito che lo indistingue.
Porti i loro nomi, li esasperi
fino all’osso dei sogni
La paralisi del collasso si sparge come incenso
al sapore di memorie
fin quando ti mostrerai
Profumi di esodo ma sei il nulla
Un’ultima epifania a benedire l’affondo


