MUSICA INDIE

La dittatura del sorriso e della pace della BANDABARDO’ al Forte di Bard

Dopo Cisco con gli ex Modena City Ramblers dello scorso anno, il Forte di Bard ha festeggiato anche quest’anno il 25 aprile con un concerto folk rock. Protagonista è stata, infatti, la Bandabardò che ha portato nella Piazza d’Armi il tour che celebra i 25 anni dell’album “Se mi rilasso…collasso”, entusiasmando vecchi e nuovi fans con una scaletta che ha ripercorso i 33 anni della loro storia.

Sul palco la band si è presentata coi quattro fondatori (Finaz, voce e chitarra; Don Bachi, basso; Orla, chitarra e Nuto, batteria) più Ramon (percussioni e tromba) e Pacio (tastiere).

Non c’era, purtroppo, lo storico band leader Enrico Erriquez Greppi, morto il 14 febbraio 2021.

«Io ed Enrico abbiamo fondato la band il primo settembre del ‘92,- ha ricordato Alessandro Finaz Finazzo- e nel settembre 2020 abbiamo fatto l’ultimo concerto insieme, a Prato, come Duo Fernandez. Abbiamo scritto tutte le canzoni ed avuto tutte le idee insieme. Eravamo in completa simbiosi, per cui quando morì volevo mollare. Ma le ultime parole che mi disse furono: “conto su di te, fai in modo che la musica della band continui ad andare avanti”. Il 14 febbraio 2023 venni con Fry Moneti alla Cittadella di Aosta per ricordarlo con un concerto con gli amici de L’Orage di cui aveva prodotto l’album “La Macchina del Tempo”».

Il concerto di Bard celebra i 25 anni dell’album “Se mi rilasso…collasso”, qual’è stata la risposta del pubblico dei club dove l’avete portato?

«Abbiamo registrato dei simpatici sold out che fanno sempre piacere, ma la cosa più bella è stata la grande partecipazione di giovani che conoscono i brani dell’album e li cantano a squarciagola sotto il palco. In quest’ultimo anno c’è stato un grande risveglio della coscienza civile, soprattutto per merito dei giovani che ci hanno dato una grandissima lezione in occasione dell’ultimo referendum».

E’ vero che la canzone “Manifesto”, contenuta nell’album è cantata spesso durante i cortei?

«Ci hanno mandato dei video di ragazzi e ragazze, uomini e donne che, a centinaia di migliaia, nelle manifestazioni pro Palestina di settembre, intonavano le nostre “Manifesto” e “Beppeanna”. E’ molto attuale cantare “Resto nudo e manifesto. Faccio un gesto e manifesto”, perché stando nudo non posso nascondere armi e come puro cittadino del mondo rivendico il diritto di dire la mia».

Al Forte di Bard cantate per la Festa della Liberazione dall’occupazione nazi-fascista frutto della Resistenza. Non pensi che siete una testimonianza vivente della nuova Resistenza alle storture del mondo d’oggi?

«Oggi i valori per cui si sono battuti i partigiani sono messi in crisi, al punto che secondo un sondaggio un 30% di italiani gradirebbe vivere sotto una dittatura perché si sentirebbero più tranquillo. Oggi bisogna resistere su vari fronti: da quello economico all’intelligenza artificiale che rischia di mettere in crisi milioni di posti di lavoro. Contro un mondo che vorrebbe riportare la lancetta indietro di un secolo, bisogna cercare di ricostituire una catena sociale, in modo che ognuno sostenga l’altro. Questo è il senso della Resistenza che cerchiamo di comunicare nei nostri concerti. Noi siamo sempre per promuovere una dittatura del sorriso, della pace e dell’amore. E soprattutto il rispetto e l’educazione. Rispetto ed educazione che non se ne vedono più tanto in giro».

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