A Villeneuve successo della giornata FAI d’Autunno organizzata dai Giovani del FAI della Valle d’Aosta

Valentina Borre 2.PNGCon il Gruppo Giovani del FAI della Valle d’Aosta, guidato a Valentina Borre, il motto “diamo un futuro al passato” si fa realtà. Lo dimostra il successo dell’ottava edizione della Giornata FAI d’Autunno che il 13 ottobre ha condotto centinaia di persone (i previsti due turni sono diventati tre) alla scoperta delle bellezze artistiche e naturali di Villeneuve.municipio1.jpegSi è partiti dal Municipio progettato nel 1863 da Innocenzo Manzetti, il valdostano che nel 1864 ideò l’apparecchio telefonico e che, per motivi di ordine socio-economico, non fece brevettare. Al 1° piano ospitava un’interessante mostra dedicata a due glorie locali come Emile Chanoux e l’Abbeè Auguste Petigat ed all’olio di noci prodotto nello storico frantoio della famiglia Georgy.Progetto senza titolo 2.jpgProgetto  2.PNGSi è, quindi, saliti per la “rampa” scavata nella roccia (probabilmente nel 1817) che porta all’antica Chiesa di Santa Maria, una delle più antiche della Valle. Edificata nell’XI secolo, è menzionata per la prima volta in una bolla papale del 1184. Vi si trova una campana in bronzo che risale al 1600 ed una cripta nella quale si può vedere una colonna con la scritta “VIII” che aveva funzione di pietra miliare che scandiva la distanza da Aosta. Sostituita nel 1792 dalla nuova Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, in piazza Assunzione, è stata dedicata a San Rocco, che, con Sebastiano, fu uno dei protettori della peste che flagellò l’Europa. La tradizione vuole che a Villeneuve fossero rimaste solamente otto famiglie, e tutti i beni del Comune furono divisi fra quelle. Grazie ad Ezio Gerbore e Miriana Perron vi si sono materializzati Antoine Sarriod de La Tour ed Antoinette de Challand Fenis raffigurati in un affresco del 1486.Progetto 4.jpgProgetto 10.jpgProseguendo la salita si è arrivati ai ruderi del medievale Châtel-Argent che si erge su un terrazzo roccioso, la Becca, a picco sulla Dora Baltea. Dominato dalla torre alta 16 metri (per 9 di diametro), comprende tre cinte murarie concentriche e la cappella castrense di Santa Colomba risalente all’XI secolo.Progetto 3.jpgProgetto  4.jpgScendendo si sono visitati due dei ventitrè “barmè” di Villeneuve. Trattasi di grotte antropizzate scavate nella roccia viva della Becca. Per la temperatura che vi si mantiene erano usate per il deposito e la conservazione di generi alimentari, nonché luoghi ideali per la stagionatura delle fontine ed il ricovero di animali.Progetto 6.jpgRitornati nel centro di Villeneuve, si è visitata la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in Cielo consacrata nel 1792. L’altare maggiore fu regalato dalla famiglia dei Gerbore. L’altare di destra, in legno intagliato, in parte dorato e dipinto, che risale al 1700 è dedicato a San Biagio, patrono di Villeneuve.Progetto 7.jpgSi è, quindi, scesi all’antico frantoio della famiglia Georgy caratterizzato da un torchio attivo già alla fine del Seicento, con una mola di pietra utilizzata sino al dopoguerra per la frantumazione dei gherigli di noce per la preparazione dell’olio.L’evento , arricchito da piccoli assaggi enogastronomici di aziende presenti sul territorio (tra cui l’Azienda agricola La Plantze, fondata dal giovane Henri Anselmet nel 2015), si è concluso in località Martinet coi resti di una fonderia risalente al 1838. L’altoforno a legna alto 12 metri serviva per la lavorazione di ghisa e ferro utilizzando materiale proveniente soprattutto dalle miniere della Valle di Cogne.Progetto senza titolo 9.PNGFai giovani.jpg

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