
Traduttrice e docente di letteratura francese nei licei valdostani, Federica Pession ama definirsi ricercatrice. «Mi piace esplorare spazi culturali e sapienziali, orientali e occidentali, facendoli dialogare. E mi piace confrontarmi con obiettivi nuovi. Ho cominciato nel 1999 con un piccolo trattato di economia turistica in cui scrivevo, in anticipo sui tempi, di turismo sostenibile in Valle d’Aosta. Poi sono passata alla storia, con un saggio su momenti di storia dell’istruzione del Ducato d’Aosta nel Sei e Settecento. E adesso alla narrativa».
Federica si riferisce al volume “Racconti dall’invisibile- In volo sulle ali della coscienza nel cuore delle Alpi”, edito dalla Tipografia Valdostana, che ha presentato il 20 febbraio al Salone Ducale del Municipio di Aosta.
Nelle 128 pagine ci sono sette racconti (in italiano e francese) che possono avere vari livelli di lettura: ci si può limitare a leggere le storie come racconti, oppure approfondire i tanti messaggi di carattere filosofico-spirituale nascosti tra le righe. «L’invisibile è il filo che unisce tutti i racconti.– spiega Federica- Non è ciò che sfugge, ma ciò che si manifesta in vari modi- attraverso sogni, intuizioni, illuminazioni o la meditazione- a chi è disposto ad ascoltare e vedere. Nel libro l’invisibile prende forme diverse a seconda dei personaggi che sono impegnati in un processo di trasformazione ed evoluzione personale».
Catalizzatrice della rivelazione interiore è la montagna, spazio sospeso al confine tra visibile ed invisibile, dove ogni sentiero eleva e conduce verso una dimensione più ampia del reale. Per definire con precisione questa esperienza narrativa la scrittrice ha introdotto il neologismo “orofanico” derivato dal greco oros (montagna) e phanía (manifestazione, rivelazione).
Le Alpi valdostane, dove sono ambientate le storie del volume, diventano quindi uno spazio iniziatico in cui umano (Sveva, Leonardo, Ludivine, Sidonie, Léonie, Raphaël), animale (l’aquila, il lupo, le api, la farfalla o lo scoiattolo) e più-che-umano danno origine a un dialogo profondo che attraversa le storie e ne orienta il senso.
La raccolta si sviluppa, poi, secondo un movimento circolare: per cui ogni racconto, pur avendo una autonomia narrativa, dialoga con gli altri attraverso rimandi tematici e simbolici o domande. Come in “Parole al tramonto”, il racconto che si svolge sotto il Cervino, che si chiude con la domanda “Dove li avrebbe portati tutto questo?”, la cui risposta si troverà in altri racconti.


Uno degli aspetti più originali del volume è, infine, la multimedialità per il dialogo tra linguaggi differenti. La parola scritta si intreccia, infatti, con elementi visivi e musicali. Gli acquerelli della genovese Manuela Manfredi accompagnano i racconti in italiano, mentre le immagini digitali di Annie Caroline Roveyaz illustrano i racconti in francese. La dimensione sonora si ottiene, invece, tramite il QR code a pagina 104, in cui le musiche scelte dal figlio Yannick amplificano e prolungano la dimensione narrativa.
L’edizione bilingue italiano-francese rafforza ulteriormente questa pluralità espressiva, creando un effetto di rifrazione in cui le due lingue si rispecchiano, amplificando il significato dei racconti.
