Stessa rassegna, “We want Jazz”, stesso pianista, Enrico Pieranunzi, in mezzo 25 anni che hanno cambiato il mondo (e anche la Musica). Non il jazzista romano che il 19 febbraio, al Grand Hôtel Billia di Saint-Vincent (nel 2000 aveva suonato ad Aosta) ha confermato di essere uno dei migliori musicisti in circolazione (il “Wall Street Journal” l’ha definito “tra i migliori pianisti del mondo”). Per bravura tecnica, per estro compositivo, per libertà artistica. Non a caso il concerto, che ha riempito la Sala Gran Paradiso, si intitolava “Unlimited”. «Il titolo del progetto è dovuto al fatto che suoneremo vari brani senza limiti di genere», aveva spiegato, infatti, Pieranunzi.
E’ così partito dal ripescaggio di alcuni suoi gioielli (“Siren’s lounge”, “Filigrane”, “Borderline” e, soprattutto, la meravigliosa “Seaward”, composta giusto 30 anni fa) per passare ad una parentesi cinematografica e finire con alcune sue “manipolazioni” di classici. «Da ragazzino,- ha raccontato- contemporaneamente agli studi classici, mi appassionai ai dischi jazz di mio padre Alvaro, chitarrista seguace di Django Reinhardt. Ho, così, cominciato a studiarlo, rubarlo e svilupparlo. I due generi sono sempre andati avanti parallelamente, finché, nel 2007, quando feci un album su Scarlatti, le due parallele si sono molto avvicinate. Ho elaborato anche musiche di Debussy e Faurè, perché nei classici c’è tanta ricchezza e verità. Si tratta di musicisti che hanno avuto la doppia capacità di dettare delle regole tecniche ineccepibili fondendole con la poesia, la creatività e l’emozione».
Eccolo, quindi, eseguire “Forever Faurè” e “Sicilyan Dream” un adattamento del Siciliano dalla Sonata per flauto e clavicembalo di Bach.
Ma classici si possono considerare anche i grandi compositori di musica da film come Nino Rota, di cui ha ripreso la colonna sonora da “I vitelloni” di Fellini, e, soprattutto il suo amico Ennio Morricone, omaggiato con un arrangiamento jazz di “Nuovo Cinema Paradiso”. «Ero amico di Ennio ed ho suonato nelle colonne sonore di 31 suoi film: dal “Mosè” televisivo del 1974 a “C’era una volta in America” a “Nuovo Cinema Paradiso”. Ricordo quando a tutta l’orchestra, tra le cui fila ero anch’io, presentò un timido Giuseppe Tornatore. Ci raccontò, così, che aveva accettato di musicare il suo film perché aveva visto la scena finale in cui il protagonista Salvatore scopre che nella misteriosa pellicola che gli ha lasciato Alfedo, il proiezionista ha montato i baci censurati da don Adelfio. Fu molto emozionante fare quel film».
Morricone non amava il jazz. Tra le poche eccezioni c’era Chet Baker, con cui, tra il 1979 e l’88, Pieranunzi ha fatto concerti e registrato album. «Quando l’ho conosciuto avevo 30 anni ed è stata una botta di belle emozione, perché con quella piccola tromba faceva cose immense. Era di una musicalità, di un’intelligenza e di una poesia rare. Ha impresso una svolta musicale fondamentale alla mia vita. Da lui ho imparato l’economia delle note e l’enfasi della melodia».
Unlimited è stata anche la bravura dei due componenti del suo trio italiano che l’hanno accompagnato a Saint-Vincent: Luca Bulgarelli (contrabbasso) e Mauro Beggio (batteria) . Tutta gente, come il pianista, alla continua ricerca della bellezza e della risposta a sorpresa alle domande che il far musica continuamente pone (“The surprise answer”, è stato il brano che ha concluso il concerto).





