Cantautori Chitarristi & Bassisti

Così, ad Aosta, parlò FILIPPO GRAZIANI

Il 6 ottobre 1945 era nato, a Teramo, Ivan Graziani. Chitarrista di talento e cantautore originalissimo, che, pur con diversi hit all’attivo, non è mai stato valutato come meritava. In vita, come in morte.

Per fortuna a mantenerne viva la memoria ci pensa il figlio Filippo che, con il fratello Tommy, lo canta e suona dal 2008. La sera del 22 novembre lo ha fatto al Teatro Splendor di Aosta, per la Saison Culturelle, con il concerto “OTTANTA Buon compleanno Ivan” che ha festeggiato gli 80 anni del padre (con tanto di torta luminosa opera di Marco Lodola).

«Quello che mi ha spinto a cantare mio padre è stato Pepi Morgia, che era un amico di famiglia.- mi ha spiegato Filippo- Con un regista del suo calibro a fianco, sono partito subito alto. Essendo uno abbastanza inconsciente non ho avuto paura di cantare mio padre, ma, piuttosto, il timore di essere credibile». Che lo sia l’ha subito attestato l’inclusione, nel 2011, tra i finalisti della Targa Tenco come “miglior interprete” per l’album live “Filippo canta Ivan Graziani”.

Anche se ad occhi chiusi evoca infallibilmente il padre, Filippo rivendica una sua originalità vocale. «Il mio modo di cantare lo può probabilmente ricordare per un discorso genetico e perché è tutta la vita che lo ascolto. In realtà, però, abbiamo due voci diverse. Indubbiamente la suggestione è quella, ma in studio gli spettri sonori delle nostre voci sono diversi».

Filippo Graziani

Filippo ha ricordi vaghi del padre perché quando Ivan è morto aveva 16 anni, il fratello maggiore Tommy, batterista, invece ha addirittura partecipato all’ultimo tour del padre. Entrambi ne hanno, però, raccolto il testimone, modellando negli anni un concerto in cui l’immensa personalità di Ivan è stata filtrata attraverso il loro talento e sensibilità. Aiutati in questo da musicisti di alto valore come quelli saliti sul palco dello Splendor: Massimo Marches (chitarre), Stefano Zambardino (tastiere), i fratelli Francesco (basso) e Riccardo Cardelli (polistrumentista) e l’ultimo arrivato, Marco “Benz” Gentile (violino e mandolino). «Ho la fortuna di avere una band di musicisti con cui ci capiamo al volo, per cui posso spingermi dove mi pare con la sicurezza che mi seguiranno. Perché, essendo una festa di compleanno, ogni tanto ci lasciamo andare. Se, per esempio, mentre suoniamo i pezzi di mio padre ci viene voglia di citare i Deep Purple o il mio adorato Southern rock magari li tiriamo fuori. Il filo rosso che unisce tutto sono i Beatles, perché erano il grande amore musicale di papà. Li suoneremo perché non ci sarebbe stato un compleanno di papà senza suonarli. Poi tutto dipende dal pubblico. Come in una festa se gli invitati sono belli frizzanti ci lasciamo andare».

Marco Benz Gentile

E, in effetti, i Beatles hanno incorniciato il concerto: dall’iniziale “Birthday” alla finale “With a little help from my friends”, con in mezzo una deliziosa “Norwegian Wood” inserita nella parentesi di canzoni da falò sulla spiaggia in cui la band si è riunita intorno ad un microfono panoramico per cantare unplugged anche “Maledette malelingue”.

«Molta gente inciampa su papà sull’elettrica, perché pensa ad un chitarrista elettrico.– mi ha spiegato Filippo –Invece papà sulla chitarra elettrica faceva cose che erano direttamente figlie di quello che faceva da ragazzino quando suonava la chitarra acustica. Secondo me è sulla chitarra acustica che ha detto qualcosa di tutto suo. Aveva un modo di suonare estremamente percussivo, basato su un certo modo di plettrare e accordature aperte. Un approccio allo strumento che fa parte anche della cultura popolare abruzzese, dove magari il saltarello viene suonato in una certa maniera».

La scaletta del concerto si è intrecciata al racconto della sua vicenda artistica, partendo con la riproposizione di pezzi registrati con l’Anonima Sound (“Parla tu”) e per gli album d’esordio, entrambi del 1973, con lo pseudonimo di Rockleberry Roll (“Give you all my love”) e come Ivan Graziani (“Il campo della Fiera”).

Aveva fondato gli Anonima Sound ad Urbino , città dove studiò che gli ispirò “Sabbia nel deserto”. Quest’ultima è inserita nell’album “Pigro”, che, oltre a hit come la canzone omonima e “Monna Lisa” (eseguiti ad Aosta) conteneva “Scappo di casa”. «E’ un pezzo che adoro particolarmente.- mi ha confessato Filippo- Come pure i pezzi dei primi dischi che risentono del breve passaggio nel prog di papà, quindi, soprattutto “I lupi” e “Ballata per 4 stagioni”. Fino ad arrivare a “Pasqua”, da “Seni e coseni” che per me è il suo disco più bello».

Non sono naturalmente mancati gli hit attesi dal pubblico: da quelli più ritmati che hanno confermato come sia stato uno dei pochi a trovare un’originale via italiana al rock (“Dr Jeckill e Mr Hyde”, “Monna Lisa”, “Il chitarrista” e “Pigro” ) ai lampi melodici di “Fuoco sulla collina”, “Lugano addio” e “Firenze (canzone triste)” che hanno concluso il concerto in gloria.

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