LORENZO MONGUZZI presenta il cd “Portavérta” ad Aosta con DAVID RIONDINO

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1 Portaverta (by gaetano lo presti) ok foto 1In tempi di crisi e paure, in cui è sempre più difficile trovare porte aperte, “in direzione ostinata e contraria” va il cantautore brianzolo Lorenzo Monguzzi che ha intitolato  proprio “Portavèrta” il suo primo disco da solista, pubblicato recentemente dopo una quasi ventennale esperienza coi Mercanti di Liquore.

«E’ una parola composta inventata per l’occasione,- ha spiegato- ottenuta unendo i termini dialettali lombardi “porta” e “avèrta”. Sta a testimoniare che l’attitudine di una porta è consentire il passaggio più che impedirlo. Come canto nella canzone che da il titolo al disco: “tutti vogliono chiudere la porta, invece a me piace lasciarla aperta”. L’ho scritta, anni fa, in brianzolo per riappriopiarmi del mio dialetto in un periodo in cui era diventato segno di intolleranza e chiusura

1 Riondino (by gaetano lo presti) IMG_3856Portavèrta” è uno degli 11 pezzi ddi un cd in cui il quarantaseienne musicista mostra di aver raggiunto la piena maturità. Sia musicale (“Tempi difficili” potrebbe diventare un classico della canzone d’autore italiana) che nei testi, la cui frequente teatralità molto deve all’esperienza decennale con l’attore Marco Paolini  (ascoltare per credere “Bolle”, sui disastri della finanza creativa).

Paolini, oltre ad avere partecipato a due tracce, ha prodotto il cd, con la moglie Michela Signori, per la sua casa di produzione Jolefilm, e quest’estate lo ha promosso nello spettacolo “Song n.14”, in cui le canzoni di “Portavèrta” erano intervallate da suoi interventi.

Happening musical-teatrale che si è ripetuto il 15 novembre al Teatro Splendor di Aosta per la Saison Culturelle. Solo che al posto di Paolini c’era David Riondino, artista fiorentino dal multiforme ingegno, che, oltre che attore, regista e scrittore è cantautore di vaglia, che può, tra l’altro, vantare la paternità di “Maracaibo”, pezzo cult degli anni Ottanta nell’interpretazione di Lu Colombo, e l’aver aperto i concerti di una celebre tournée di Fabrizio De André con la PFM.

1 Portaverta (by gaetano lo presti) IMG_3857Quello di Aosta si è, quindi, trasformato in un incontro di colleghi, che Riondino ha strutturato come una riflessione sulla figura del cantautore, dividendolo in quattro blocchi: amori drammatici, impegno sociale, tormenti personali ed indicazioni per il futuro.

Un semplice pretesto per potere inserire nel concerto di Monguzzi alcune sue tragiche canzoni contemporanee (“Riformare il diritto di famiglia”), canti epici sull’attualità italiana (“Il pianto della Fornero” e “L’orazione di Monti sul Dio denaro”) , poesie canticchiate (“Triglia”, “Paguro” e “Pesci cha cha cha”) ed “inediti” canti degli Alpini “recuperati in Val Marmotta.”

1 Portaverta IMG_3858Lo spettacolo ha, così, trovato una sua gradevole identità muovendosi In bilico tra tragedia e farsa, colto e popolaresco, poesia ed attualità, coinvolgendo anche La Piccola Orchestra Variabile, che accompagnava Monguzzi. In particolare evidenza si è messa, per la sua spontaneità, l’italo-brasiliana Daniela Savoldi  (violoncello e ukulele basso), che nel gruppo affianca  Gianluca Casadei (fisarmonica), Angelo Baselli (clarino) e i fratelli Maurizio (percussioni) e Roberto Giannone (chitarra).

1 Portaverta foto 4Peccato non siano stati molti i valdostani che hanno colto questa intrigante opportunità offerta dalla Saison Culturelle (lo Splendor presentava ampi vuoti), occasione più unica che rara per alleviare tempi, che come canta Monguzzi, “si annunciano difficili per le persone intelligenti”.

«Sono tempi difficili per tutti.- ha precisato Riondino- Semmai le persone intelligenti l’avevano capito prima che lo sarebbero diventati. Il guaio è che molti di loro adesso tacciono. Sia perché non hanno voglia di entrare in dibattiti che sono diventati risse in cui nessuno parla più di nulla, sia perché è come se il mondo della comunicazione abbia censurato e tagliato fuori i veri momenti di creatività e di riflessione. Sì, ci sono sociologi che dicono le cose, ma le scrivono su libri che pochi leggono

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