Quella volta che con gli ARTICOLO 31 parlammo di come avevano traghettato nel rap la musica melodica italiana

2002 Gae-Articolo31-2.jpgUn urlo per gli Articolo 31. Uno sballo per gli Articolo 31. Un pienone per gli Articolo 31. Il loro “spaghetti funk”, fatto di musica italiana “mutata” e rime rap in uno slang che “dà energia tipo ginseng” , il 3 dicembre 2002 attirò, infatti, al Palais Saint-Vincent millecinquecento seguaci, in gran parte giovanissimi, per la prima, storica apertura della Saison Culturelle a quella fetta di pubblico. Attirati dalla fama “stupefacente” dei due rappers milanesi, al Palais affluirono in massa anche carabinieri, poliziotti e finanzieri con tanto di cani anti-droga, che un pò di “roba” la sequestrarono (una ventina i ragazzi fermati), ma nulla poterono contro cori dedicati alla “Maria che fa Giovanna di secondo nome” o “fate vedere le mani con cui impastate il joint”.Articolo 31 Dscn0772-2.jpgJ Ax (al secolo Alessandro Aleotti) e Dj Jad (Vito Luca Perrini), chiesi, non sentite la responsabilità di essere dei modelli per questi giovanissimi? «Non siamo le persone più adatte a dare consigli ai ragazzi, perché la nostra vita non è un esempio di virtù, anzi. Il fatto, però, che siamo sinceri in ogni cosa che facciamo porta un casino di gente a fare di noi il punto di riferimento della loro vita. Anche perché chi altri potrebbero prendere? I politici? Assolutamente no. Figure religiose? Non più di tanto. La televisione? Non parliamone neanche. Per cui basta che uno si metta a dire in una canzone quelle quattro idee che il buon senso dovrebbe suggerire a tutti, ed ecco che i giovani, che sono il pubblico più attento, ti si affidano. Alcuni ne approfittano, altri, come noi, no». Un pensiero J Ax lo ebbe anche per i genitori presenti al Palais, facendo precedere una versione ska dell’”Avvelenata” di Francesco Guccini da una dedica particolarmente “cazzuta”: ”a chi teme che gli rovini il figlio/ e poi elegge Silvio/ Presidente del Consiglio”.Articolo 31 Dscn0793-1 (trascinato).jpgGuccini, il Rino Gaetano di “Così com’è”, la Paola Turci di “Fuck you”, per non parlare del Natalino Otto de “La fidanzata”, sono riferimenti niente male per dei rappers (la “classe operaia dello showbusiness” che, con loro, è andata in Paradiso). Non trovate? «L’Hip hop è un discorso degli anni Novanta, abbiamo voluto iniziare questo millennio togliendoci tutte le etichette. Adesso facciamo musica italiana mutata che si rifà al rock, ma, anche, alla cultura dei cantautori e della grande canzone italiana. Si tratta di artisti spesso sconosciuti ai giovani come Rino Gaetano, che ancora adesso è uno avanti, o Natalino Otto che ha importato lo swing in Italia nonostante il fascismo lo proibisse. A noi piace tutta la musica ribelle, quella proprio cruda e sincera».

Per traghettare dall’hip hop al rock sul palco del “Domani smetto Tour 2002” i mutanti Articolo 31 si affidarono a Carontium, un robot 3D nato dalla fusione del “Caron dimonio” e del processore Pentium. Fu lui, con la voce di Sergio Rubini, che da uno schermo gigante fece da maestro di cerimonie di uno spettacolo ambientato in un circo futuristico costituito da quattro gabbie di ferro popolate da musicisti-zombie e veline post-atomiche. Un “luna park mentale” che era un pò un’anticipazione del videogioco sugli Articolo 31 che J Ax sognava di realizzare. «Mi piacerebbe fosse alla Mario Bros, niente di violento, ma qualcosa di molto divertente e giocabile. Penso che i videogiochi siano la forma d’arte suprema perché uniscono arte figurativa con musica, e poi c’è dietro una storia…». Permettono, soprattutto, d’inventare nuove regole del gioco, di escogitare qualche sorpresa che scardini l’angoscia della routine quotidiana. Che, in fondo, è quello che i ragazzi sognano e che gli Articolo 31 facevano loro provare con le loro canzoni. Perché, come cantavano, “ognuno dentro di se ha una musica, bisogna solo trovare il modo per alzare il volume”.

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