Il colorato acquerello di TOQUINHO al Forte di Bard

Se, come diceva il suo amico Vinicius, la vita è l’arte dell’incontro, il sessantaquattrenne brasiliano Antonio Pecci Filho, meglio conosciuto come Toquinho, è artista grandissimo. Enorme talento a parte, infatti, ha avuto fin da giovane la fortuna di collaborare con gente come Paulinho Nogueira, Chico Buarque de Hollanda, Gilberto Gil e Antonio Carlos Jobim. Praticamente la storia della musica brasiliana. Ci ha preso talmente gusto che ne ha scritto un pezzo anche lui, specie da quando, nel 1970, ha incontrato il poeta Marcus Vinícius da Cruz de Mello Moraes, un “cattivo esempio per la gente come noi” (come Toquinho canta in “Samba pra Vinicius”), ma, anche, uno che gli ha aperto molte porte. Con lui ha composto un centinaio di canzoni, tra le quali abbondano i capolavori. Com’è avvenuto l’incontro con Vinicius?, gli ho chiesto prima del concerto del 6 agosto al Forte di Bard per la rassegna “MusicaStelle”. «Nel 1969, mentre ero in Italia con Chico, ho registrato un disco a lui dedicato con poesie recitate da Giuseppe Ungaretti e canzoni, tra cui “La casa”, cantate da Sergio Endrigo. Dopo averlo sentito Vinicius mi ha chiamato per accompagnare lui e la cantante Maria Creuza in una serie di concerti. E’, così, iniziato un matrimonio musicale perfetto, durato fino al 1980, quando morì. Aveva il pregio che, pur con tutta la maestria del poeta colto, sapeva fare cose popolari, perché condivideva con me l’idea di fare canzoni semplici. Il che non vuol dire facili, perché la semplicità è molto difficile da ottenere. E’ piuttosto una forma pulita di fare canzoni che viene da maestri come Caymmi e Jobim e ha prodotto pezzi che sono rimasti nel tempo.» Canzoni come “Samba della rosa” e “La voglia, la pazzia” che hanno entusiasmato anche a Bard, interpretate con la bravissima Badi Assad (protagonista anche di un breve set in cui, oltre a quelle vocali, ha messo in mostra grandi doti chitarristiche e percussive). Come se non bastasse, Toquinho ha maramaldeggiato con una carrellata dei grandi autori brasiliani: da Jorge Ben (“Que Maravilha”) a Jobim ( “Garota de Ipanema”), da Chico Buarque (“O Que Serà”) a Baden Powell (“Berimbau”, “Apelo” e “Samba em preludio”, interpretata con la giornalista RAI Cristina Ravot). «Insieme a Paulinho Nogueira, Baden è stato il mio principale maestro.– ha precisato Toquinho- La sua tecnica chitarristica mescolava varie influenze: il suono era classicamente pulito ma la mano destra faceva un samba che aveva qualcosa del flamenco e dell’afro che ha introdotto nella musica brasiliana. Un modo di suonare molto percussivo simile al mio e a quello di Badi Assad.» Lei ha origini abruzzesi ed ha vissuto a lungo in Italia, c’è qualcosa di italiano nella sua musica? «Ogni artista ha sicuramente tante influenze, per cui in me c’è sicuramente un pò d’Italia: dalla melodia delle canzoni napoletane al modo emozionale di fare canzoni che avete. Ricordo ancora la meraviglia con cui, in un ristorante di Roma, sentii per la prima volta “Roma nu fa la stupida stasera” che, poi, ho registrato con Ornella Vanoni.» In Italia Toquinho ha anche ottenuto il suo successo più grande quando, nel 1983, presentò al Festival di Sanremo (come ospite) “Acquarello”, scritta con Maurizio Fabrizio e Guido Morra, ma in cui, si scoprì in seguito, aveva ripreso “Uma rosa en minha maõ”, composta anni prima con Vinicius. “Canzone fatalista”, come l’ha definita a Bard, che piace tanto ai bambini nonostante un finale piuttosto amaro (“Siamo solo un acquarello che scolorirà”). A questo proposito, non le sembra che adesso sia sempre più difficile dare, con la musica, la “buonanotte all’incertezza e ai problemi”? «I tempi sono indubbiamente cambiati, ma l’essenza delle persone no. – ha risposto- Tutti vogliono amare ed essere amati e le mie canzoni possono servire a far sì che la tristezza vada via. Per un paio d’ore e naturalmente, come canto nella celebre canzone,“por favor”

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