ROBERTO “FREAK” ANTONI: non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti

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Bisogna essere intelligenti per fare rock demenziale. E curiosi. E colti. Non a caso a lanciare il genere in Italia è stato Roberto ‘Freak’ Antoni  (Bologna 16 aprile 1954- 12 febbraio 2014) che conobbi il 23 agosto 2008in occasione di un suo concerto, con gli “Skiantos”, alla Casa per Ferie Rosier di Camporcher per ChampoRock 2008”.

«Rivendico questa piccola invenzione.- mi disse prima dell’esibizione- Per noi il termine “demenziale” doveva avere un’accezione più surreale che goliardica, cioè volevamo essere più divertenti che dementi. La caratteristica principale del genere è il paradosso che si crea ribaltando il reale, che, di per sé, è già più paradossale della fantasia. E lo è, particolarmente, in periodi come l’attuale in cui tutto è ribaltato: gli usi, i costumi e, soprattutto, i valori. Non è, infatti, un caso che, per esempio, i politici facciano spettacolo ed i comici politica. Visto la demenzialità del periodo ci aspettiamo un nostro grande rilancio nel terzo millennio».

Ne avrebbero avuto ben donde, visto il rock energico e trascinante messo in mostra a Champorcher (sotto la guida dell’altro membro fondatore, il chitarrista Fabio ‘Dandy Bestia’ Testoni) messo al servizio di testi che fanno sorridere in modo sempre più amaro.

«Probabilmente- continuò- siamo gli unici al mondo che abbiamo fatto dischi con nel lato A le canzoni e nel lato B le scuse della casa discografica. L’ironia è la nostra cifra principale per cui siamo stati costretti a tenere gli occhi ben aperti sulla realtà per cercare di farli aprire agli ascoltatori. Senza, però, predicare: nel senso che non siamo mai partiti dalla presunzione di avere il punto di vista giusto. Anzi, abbiamo sempre coltivato il dubbio, che è un elemento indispensabile nella vita degli esseri umani, visto che nessuno nasce con il libretto d’istruzione. Ed è anche profondamente democratico perché lascia spazio al parere degli altri. Solo gli imbecilli non hanno dubbi e, infatti, solo su questi io non ho alcun dubbio».

skiantosA Champorcher “dubbi Skiantos” servirono anche a riempire alcuni momenti di impasse dell’impianto di amplificazione. Frasi come “Secondo voi per i cattolici la probabilità che Dio esista è dell’8 per 1000?” o “Nei film porno l’attore ed il montatore sono la stessa persona?” o, ancora, “Campagna contro la droga, città…favorevolissima” e “Vorrei essere una merda, almeno così qualcuno mi cagherebbe”.

Molte di queste sono state raccolte da “Freak” Antoni nel libroNon c’è gusto in Italia ad essere intelligenti”, che ha immortalato il suo celeberrimo motto “Se la fortuna è cieca la sfiga ci vede benissimo”.

lFORTUNA è CIECA ink-per-facebook_5987«Me lo sono ritrovato sulle magliette e nei quadretti venduti negli autogrill.- concluse- E sono in molti a credere che sia un proverbio popolare. Ma in fondo è giusto così: bisogna che le idee circolino liberamente diventando patrimonio di tutti. Nelle canzoni abbiamo sempre mischiato due livelli: quello alto, “escatologico”, di impegno politico, e quello basso, “scatologico”, gergale, fatto di “kakkole”. Ma la poesia ci insegna che non ci sono parole proibite, è solo la retorica che le divide in auliche o di basso livello. Ed è, proprio, la retorica, intesa come atteggiamento di supponenza ed ipocrisia, che rende volgari le cose».

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http://youtu.be/drEg09-XYmY


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