40 graNdi all’ombra (6) -“Creuza de mà” ed altre avventure musicali di MAURO PAGANI allo Splendor di Aosta

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1 Pagani phontoL’edizione numero 19 di Aosta Classica si è aperta il 25 luglio, al Teatro Splendor di Aosta, con Mauro Pagani.

Annunciato come celebrazione del trentennale della pubblicazione di ”Creuza de mà” (di cui è stato da poco pubblicato un lussuoso box con 2 cd remixati ed un libro), il concerto è stato piuttosto una carrellata sulla straordinaria carriera di questo sessantottenne bresciano protagonista dei momenti più significativi della musica italiana degli ultimi 40 anni.

Dall’esplosione del progressive rock (faceva parte della Premiata Forneria Marconi) all’apertura alle musiche del mondo con la collaborazione con Fabrizio De Andrè per Cd fondamentali come “Le nuvole” e, appunto, “Creuza de mà”.

1 Pagani b phonto«Sono curioso e, quindi, scappo in avanti», mi aveva spiegato qualche anno fa, quando era venuto a suonare al Palais al seguito di Luciano Ligabue. «”Creuza de mà”- continuò- è stato il primo Cd di un nuovo mondo musicale, ma anche l’ultimo di un altro, che era figlio di quegli anni ’70 in cui l’Italia era stata all’avanguardia per l’attenzione alla musica popolare. A Milano, in particolare, c’erano Demetrio Stratos con gli “Area” e Moni Ovadia che faceva musica balcanica con il “Gruppo Folk Internazionale”. Per me tutto è partito da e con loro. In più ho avuto la fortuna di incontrare Fabrizio al momento giusto: lui aveva deciso di fare un disco di musica mediterranea ed io ero pronto a scrivere pezzi che andassero in quella direzione.Io ho fatto le musiche, Fabrizio le ha prese, ha scritto i testi, ha trovato il suo modo di cantarlo ed è venuto fuori “Creuza”. Che è a tutti gli effetti un disco a quattro mani.»

1 Pagani d phontoIl cd che ne venne fuori è stato votato dalla critica come miglior disco italiano degli anni’80, ed ha entusiasmato David Byrne, leader dei Talking Heads, che lo giudica uno tra i dieci dischi più importanti del decennio. Tra l’altro Pagani lo considera avere non due quanto, piuttosto, tre facciate: le due di “Creuza” più la seconda di “Le nuvole”.

Non a caso ha iniziato il concerto aostano con “’A Cimma”. Lui al bouzouki accordato alla turca che caratterizza i due cd ed un meraviglioso gruppo formato da Joe Amoruso (batteria e percussioni), Eros Cristiani (tastiere e fisarmonica) e Mario Arcari (fiati). 

Musicisti talmente bravi da non far sentire la differenza quando Pagani si è  avventurato nelle orchestrali “Ottocento” e “Don Raffaè” (pezzi sempre di “Le nuvole”).

Ma dell’evocativo ed inconfondibile suono di “Creuza” Pagani ha fatto ascoltare anche i prodromi: come lo strumentale balcanico “Europa minor”, composto subito dopo la fine dell’avventura PFM, e una sua rimusicazione di una “cantiga de amigo” medioevale.

1 Pagani e phontoL’avventura etnica, in grado da sola di assicurargli un posto importante nel panorama pop mondiale, costituisce, comunque, solo una tappa di una ricerca distillata in dischi pubblicati con cadenza decennale e senza l’incoraggiamento della discografia ufficiale. «Anche se ho superato i sessant’anni per i discografici rimango un’eterna promessa.- mi aveva confessato- E meno male che faccio tutto da solo: me li scrivo, me li canto, me li suono, li stampo, li distribuisco, li compro, me li recensisco e me li stronco perfino.» Lavori come “Passa la bellezza”, del 1991, e “Domani”, del 2003, dei quali ad Aosta ha interpretato “Davvero davvero”, “Ossi di luna” e quella “Domani domani” che nel 2009 venne incisa da oltre 50 artisti italiani per raccogliere fondi per la ricostruzione del Conservatorio e del Teatro Stabile dell’Aquila.

Inevitabile, infine, il ricordo della “meravigliosa avventura” con la PFM di cui, oltre a suonare, fu il paroliere ufficiale, con “Impressioni di settembre” e “La carrozza di Hans”, in cui ha confermato la sua bravura al flauto ed al violino.


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