Il “disordine dell’innocenza” dei SUBSONICA entusiasma Aosta

C’è un rapporto privilegiato tra Aosta e i Subsonica. Al punto che alcuni membri del gruppo torinese vi hanno lasciato pezzi di cuore. Letteralmente. «Tra il migliaio di concerti che abbiamo fatto, sono quelli in Valle che ricordo meglio.- ha confessato il tastierista Davide “Boosta” DileoIn particolare uno al “Liberatutti”, negli anni Novanta, che psicologicamente fu devastante perché in un colpo solo sia io che Max (Casacci, il chitarrista) e Samuel (Romano, il cantante) fummo lasciati dalle fidanzate. Per me che guido gli aerei, poi, sorvolare la Valle è ogni volta emozionante

Emozione che, musicalmente, si è ripetuta il 23 giugno nel corso di un concerto allo stadio Puchoz, inserito nell’Aosta Sound Fest, che è stato il secondo del tour estivo iniziato a Genova il 18 giugno. Il gruppo (che comprende anche il batterista Enrico “Ninja” Matta e il bassista Luca “Vicio” Vicini) ha proposto più di due ore di spettacolo (con brevi intervalli per cambiarsi d’abito: prima vestiti di rosso con pantaloni neri e poi di nero con accessori rossi) che non hanno dato respiro ai quasi tremila ragazzi accorsi. In scaletta l’intero “Eden” (l’ultimo cd già disco d’oro), tutti gli evergreen tratti dai sei cd finora pubblicati e la cover di “Up Patriots to Arms” di Battiato. «Il momento dello spettacolo deve essere coinvolgente.- ha spiegato Boosta-Qualsiasi siano la vita e la musica che ogni spettatore ha alle spalle, in queste due ore deve staccare dalla quotidianità.»

Il tastierista è di casa in Valle anche perché, scrivendo romanzi noir, è un habitué del “Noir inFestival” di Courmayeur. «La mia anima noir traspare dalla difficoltà che ho sempre avuto a scrivere in maggiore. Il mio mondo in minore, più malinconico e da ballad, durante la registrazione di “Eden” ha interagito con quello, più ballereccio di Samuel. E, nonostante non lavorassimo insieme da 4 anni, la sintesi è arrivata in modo semplice ed istintivo. Forse anche perché abbiamo deciso di abbandonare la compartimentazione degli strumenti, suonando ciascuno strumenti diversi da quello abituale. E’ stato come accendere un ventilatore per cambiare aria, e dopo 15 anni di avventure è stato bello riuscire a mescolare nuovamente le carte divertendoci

In quest’ottica di “disordine dell’innocenza” rientra anche la composizione di “Benzina Ogoshi”, uno dei pezzi più acclamati, il cui testo è nato coi contributi dei fans sul tema di quello che non si riesce a fare e, inesorabilmente, ci viene rinfacciato. «Credo sia la prima “social song”. L’abbiamo fatto per ampliare e rendere più comprensibile una specie di mantra che avevamo scritto sulle critiche ricevute per non essere riusciti a bissare il successo di “Microchip emozionale”.»


In un pezzo cantate “libera l’Italia subito dal prodotto interno lurido”, il riferimento a fatti e personaggi è puramente casuale? «Se non altro a livello profetico mi sembra che stiamo lavorando bene.– ha concluso Boosta- In realtà siamo sempre stati un po’ premonitori. Subito dopo “L’eclissi”, disco molto scuro e con presagi apocalittici, scoppiò la bolla finanziaria. Adesso sembra che ci sia contemporaneità nei fatti tra “Eden” e la rinascita dopo la caduta. E’ la teoria della sincronicità, per cui scrivi quello che c’è nell’aria. E noi siamo attenti a quello che succede e lo raccontiamo. Ci piace tentare di contribuire con la nostra musica all’attuale risveglio delle coscienze. Come nel mito della caverna di Platone, speriamo sia la volta buona che qualcuno si rivolga verso la luce e spezzi le catene.»                                                                                                                                                                                                                             

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