Il mondo in minore dei “Fleurs de papier” di EVA (e Charles) PELLISSIER

Eva6774-2.jpgFleurs de papier.jpgQue itrandze la via (che strana questa vita)”, ha scritto EVA PELLISSIER in una delle centinaia di poesie che da più di 30 anni scriveva in patois e francese. “Ci sono persone tanto stanche di recitare la loro vita– continua la poesia- e ci sono persone costrette a partire senza aver goduto di tutti i loro giorni e vorrebbero tanto poter ancora odorare la pioggia, il vento, l’acre profumo dell’assenzio.”

Questa condizione di perdita Eva l’ha provata più volte, visti i ripetuti bruschi “reset” che il destino le ha riservato. Come nell’ottobre 2000, quando l’acqua fece rotolare via la sua casa e, con lei, la frazione Faverge di Nus. O, in anni più recenti, quando una malattia le fece perdere un seno. O, ancora, dopo una traumatica separazione. Ricominciare, ogni volta, è stato un po’ come ritrovarsi di fronte ad un foglio bianco in attesa d’ispirazione. E l’abitudine a farvi fiorire “fiori di carta” l’ha aiutata. «Una volta messe in pagina le poesie diventano fiori di carta, più colorati e duraturi di quelli veri.- spiegava- Ho iniziato a scriverle a sette anni, attratta dalla possibilità di esprimere sensazioni e sentimenti, facendo cantare la parola».

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Uno dei primi estimatori fu il colonnello OCTAVE BERARD che, nel 1972, ne lesse alcune dalle stazioni regionali della Rai. Tra queste, “La Viëille vatse”. «E’ la prima poesia che ho pubblicato.- ricordava- L’ho scritta in patois perché la poesia è musica, e certi suoni, legati a certe immagini, li sento nelle orecchie in francese e, soprattutto, in patois, la prima lingua che ho parlato

Una musicalità che ha fatto sì che molte siano state rivestite di note. Come “Dans vos yeux”, musicata da Efisio Blanc. O «Ecoute», la sua poesia forse più nota, che, musicata da Angelo Mazza, è entrata nel repertorio del Coro Sant’Orso.

«Adesso abito a Messigné di Nus– mi raccontò l’ultima volta che l’intervistai- e in fondo al mio terreno c’è un valloncello in cui c’è una bellissima quercia. Quando l’Enel ha spostato le linee elettriche le hanno tagliato la chioma. Ma lei ha rifatto tutti i rami ed è ancora lì. Mi sembra quasi Eva.» “La Quercia”, che rinasce sentendo “formiche con le ali…nascere sulla punta delle mie dita, raggiungere le mie mani, salire fino alle mie guance”, è diventata una poesia del figlio Charles. Con lui, ventiduenne, Eva nell’ottobre 2011 ha pubblicato il libro “Fleurs de papier” popolato da poesie, in patois e francese, che cantano un mondo “in minore” che gira intorno a temi come la natura, i sentimenti e, soprattutto, l’inesorabile scorrere del tempo. “Une feuille de calendrier apès l’autre le temps s’en va”, scriveva Eva. Tempo che lascia una “douce mélancolie d’espérance, perché anche se ha “l’hiver dans le coeur … j’attends: le froid partira”. A causa della riaccensione del cancro, Eva Pellissier è morta la mattina del 24 marzo 2011. Aveva 53 anni. I funerali si sono svolti il 26 marzo nella Chiesa Parrocchiale di Nus.

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