GATTI (10) Gatti, amori e altri disastri di STEFANO DI MICHELE

Io mica lo volevo un gatto… Figurarsi due. Non sono tipo da farsi fare fesso, io. Non se ne parla nemmeno, davvero. I gatti stanno bene per strada, i gatti vanno bene sui tetti. Miagolanti e vagabondi. Stanno bene dappertutto, i gatti: sui tetti, in cantina e nei cortili. Ma non a casa mia. E, se devo partire, a chi lo lascio? Ti ricordo che faccio il giornalista io, casomai lo avessi dimenticato. Comunque niente gatti, mai e poi mai… Perché io un gatto proprio non lo volevo… prima di averne due. E prima di sapere che adesso e fino a quando vivrò sempre gatti nel mio orizzonte ci saranno. Senza, non lo riconoscerei questo orizzonte: una desolazione, un deserto, una steppa gelida. Adesso, ogni tanto, ho dei graffi sulle braccia e sulle gambe. E  vengo svegliato all’alba con piccoli, insistenti, morsi sul naso. Pulisco cacca, mi tiro dietro sacchi di sabbia, curo ferite. E improvvisi miagolii di noia, di fame. E sguardi. I gatti cercano sempre gli occhi, forse ipnotizzano, chissà? Scarpe graffiate, vestiti sfilacciati, divani devastati, tende strappate, libri rosicchiati, vasi rovesciati, lucertole trascinate in casa, piante divorate… Per fortuna sono un tipo che ogni tanto si fa fare fesso. Si può rischiare molto, ma si può anche incrociare la possibilità di perdere un po’ della nostra stupidità. Perché succede di scambiare la propria stupidità per saggezza. Saggezza un po’ meschina, di piccola virtù che non ama sorprendersi nello spavento che proviamo nel dover cedere ad un altro essere una parte della nostra esistenza. Però ne vale la pena. Soprattutto quando intorno a te tutti ti spiegano che non ne vale affatto la pena.

da “Il costruttore di nidi. Gatti, amori e altri disastri” di Stefano Di Michele. Edizioni Il Notes magico

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