YO SOY FIDEL- Lo strano rapporto tra Fidel Castro e Saverio Tutino nel libro di Francesco Comello e Barbara Tutino

Yo soy Fidel 9788868795900-1.jpgSono state centinaia di migliaia le persone che il 3 dicembre 2016 si sono riunite nella plaza Antonio Maceo di Santiago di Cuba per dare l’ultimo saluto a Fidel Castro. Morto il 25 novembre, a 90 anni, aveva voluto che l’urna di legno con le ceneri facesse a ritroso, da L’Avana a Santiago, i 900 chilometri del viaggio fatto coi rivoluzionari nel gennaio 1959. Lungo il percorso, accanto alle bandiere ed alle immagini del Lider Maximo, si udivano slogan come “Si se puede” e, soprattutto “Yo soy Fidel” (grido che in spagnolo gioca sul doppio significato di “fedele”). COMELLO FRANCESCO Scansione 2.jpgYo soy Fidel” è anche il titolo del libro fotografico di Francesco Comello e Barbara Tutino presentato il 5 marzo scorso al Circolo dei Lettori di Torino. Erano presenti gli autori, il fotografo friulano Francesco Comello e la pittrice e scrittrice valdostana Barbara Tutino, e, a introdurlo, Adriano Sofri. Non a caso, perché l’ex leader di Lotta Continua ha scritto una bellissima recensione del libro in cui tira le fila dei protagonisti del libro. A cominciare dal padre di Barbara, Saverio Tutino, “gran personaggio della vita civile italiana, bello e pieno di capelli presto candidi, giornalista e militante – giornalista militante, figura di cui oggi resta poco più che la parodia: giovanissimo capo partigiano nella zona di Ivrea, inviato dell’Unità e dal 1975 di Repubblica, fondatore e animatore dell’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano. L’informazione sulla rivoluzione cubana e sulla sua vicenda successiva hanno, non solo in Italia, il suo nome, così come il mito di Cuba e il ripensamento di quel mito.”Fidel ok IMG_2776 2-2.jpg

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Adriano Sofri, Barbara Tutino e Francesco Comello (foto di Dora Contrasto)
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Fidel Castro e Saverio Tutino nel 1965

E’ stato con Saverio che Barbara ha visitato per la prima volta Cuba nel 1975. Nell’occasione aveva conosciuto lo scrittore Norberto Fuentes, autore de “I condannati nell’Escambray” che aveva incuriosito il padre per un canto dei guerriglieri intitolato “Abelachau” che altri non era che “Bella Ciao”. E’ lui, considerato il maggiore scrittore cubano vivente, a scrivere nel libro del rapporto di Castro con Tutino. “Sono persuaso che Fidel ed io nutrivamo gli stessi sentimenti verso il vecchio combattente. Inoltre Fidel lo conservava nell’area dei suoi affetti personali, nonostante le incrinature create dal caso Padilla”. Il reportage in cui nel 1971, su “Le Monde”, scrisse dell’imprigionamento del poeta cubano dissidente aveva alienato, infatti, a Tutino le simpatie di Castro, testimoniate da una celebre foto del 1965 che lo mostra con Fidel in una piantagione di canna da zucchero cubana.

COMELLO FRANCESCO Scansione 1.jpg53472598_10213630197171008_2426801735084277760_n.jpgUn Tutino più privato esce fuori dalle sei lettere inserite nel libro scritte a Barbara tra il 1967 ed il 1968. Protagoniste del libro sono, in ogni caso, le intense foto in bianco e nero di Comello, vincitore nel 2017 della categoria “Daily Life Stories” del premio World Press Photo. Alcune inseguono le “parole scritte a macchina” a Cuba da Saverio Tutino, altre documentano “l’ultimo saluto” durante i nove giorni di lutto nazionale per la morte di Fidel. «Norberto– racconta Barbara- mi ha scritto che, secondo lui, il suo funerale è l’ultimo giorno in cui il popolo cubano è stato protagonista della Storia

Il libro, pubblicato da Cantagalli, sarà presentato anche la sera del 18 marzo al Teatro Gigi Cona di Gardolo nell’ambito della mostra “Cartel Cubano” sui 60 anni di grafica rivoluzionaria cubana che fino al 24 marzo si tiene al Palazzo delle Albere di Trento. Seguirà la proiezione del film “Soy Cuba” del registo russo Michail Lalatozov.Francesco-ComelloYosoyFidel-1024x683

 

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