Il sensuale tango sotto la luna di LUCIANA SAVIGNANO

Mi fece un certo effetto, in una uggiosa mattina aostana, sentire al telefono la limpidissima voce di Luciana Savignano, una delle migliori ballerine di sempre, che il giorno dopo, 27 ottobre 2004, sarebbe stata la protagonista al Teatro Giacosa di Aosta dello spettacolo di danza “Tango di luna”. «Secondo me la voce rispecchia quello che una persona ha dentro– mi spiegò- E’, come gli occhi, lo specchio dell’anima.» Non ci fu, quindi, bisogno di tante domande per capire che anche quella mattina quell’anima solare (nata a Milano il 30 novembre 1943) avrebbe rinnovato la sua sfida col mondo con la freschezza di una bambina. «Ho bisogno di limpidezza.- ammise– E sono una persona fortunata perché riesco a trovarla nella danza. Quando salgo sul palco dimentico il mondo e respiro uno stato di grazia che fa venire fuori la vera Luciana Savignano. Mi sento una privilegiata perché non considero la danza un lavoro.»

Dopo essersi affermata alla fine degli anni Sessanta con un’interpretazione di riferimento del “Mandarino Meraviglioso” di Bartok, la Savignano è diventata prima ballerina del Teatro alla Scala nel 1972 ed étoile nel 1975, per poi danzare nei più importanti teatri del mondo e collaborare coi migliori ballerini e coreografi. A cominciare da Maurice Béjart che di lei amava il temperamento enigmatico, la particolare plasticità e, soprattutto, la sensualità che ne ha fatto l’interprete ideale del suo “Bolero”. «La sensualità mi ha accompagnato lungo tutta la carriera. Ho sempre interpretato ruoli ai quali bisognava dare un’impronta erotico-sensuale che andava al di là dello stile puramente accademico.» Inevitabile, quindi, l’incontro con il Tango concretizzatosi un anno e mezzo prima della sua venuta ad Aosta grazie alla coreografa e regista Susanna Beltrami che le propose “Tango di luna”, uno spettacolo, ispirato al film “Lezioni di tango”, in cui, grazie al ballo, un’allieva ed un maestro si scoprono, si sfidano, si amano. Scambiandosi continuamente i ruoli, finché i loro mondi arrivano a toccarsi. «Interpreto un po’ me stessa- continuò- all’inizio, infatti, mi sono avvicinata a questo mondo con tanta curiositàma quasi in punta di piedi, per, poi, esserne talmente presa da lasciarmi completamente andare. Non avevo mai ballato il Tango, però l’idea mi ha stuzzicato. Chiaramente, avendo una formazione classica, ho cercato di darne una mia interpretazione. E’ stata un’esperienza che mi ha arricchito perché ne è nato un modo diverso di stare sulla scena, di muovermi, di vivere delle situazioni in modo più consapevole e cosciente.» Perché il titolo “Tango di luna”? «Per dare un tocco di romanticismo. E, poi, ricordava il famoso assolo “La luna” che Bejart aveva creato per me sulla musica dell’Adagio del secondo concerto per violino di Bach.» Sul palco del “Giacosa” furono con lei Alejandro Angelica e Matteo Bittante. Qual’è il rapporto che si stabilisce coi suoi partners artistici?, chiedemmo.«E’ importante che sulla scena ci sia una simbiosi, un contatto impercettibile che fa scattare quel qualcosa di magico che nella danza ti porta ad interpretare, e non ad eseguire. E’ un po’ come nell’amore. Ma, d’altronde, non è sempre l’amore la forza che muove il mondo?»

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