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Cantautori Valle d'Aosta

Una grande festa con 2300 invitati a Montjovet per i 40 anni di FRANCESCO GABBANI

«Poter godere di queste emozioni in mezzo alla natura è impagabile. Grazie a tutti voi per esserci stati con questa grande energia ed emozione e per tutti i passi che avete fatto per arrivare qui. Mi auguro che in un angolino del vostro cuore vi sia rimasto un po’ di felicità da portarvi a casa. Perché fondamentalmente: chi è che non vuole essere felice?» Con queste parole e l’ultimo suo hit “Volevamo solo essere felici”, sabato 10 settembre si è concluso il concerto di Francesco Gabbani ai 1030 metri di altezza del Col d’Arlaz, nel comune di Montjovet (più volte inserito nei testi delle sue canzoni: “Montjovet olè. Occidental’s Karma”).

Doppio ritorno quello del cantautore carrarese. A cinque anni dall’ultimo concerto, è tornato ad esibirsi in Valle d’Aosta e, più in particolare, nella rassegna Musicastelle Outdoor. La volta precedente era stato il 22 luglio 2017, a pochi mesi dal trionfo al Festival di Sanremo con “Occidentali’s Karma”, e, anche per problemi di accessibilità, il concerto ai 1600 metri di località Les Druges di Saint Marcel aveva fatto andare in tilt l’organizzazione.

Questa volta nell’ampio e soleggiato pianoro situato al Col d’Arlaz è stata solo una grande festa. Con 2300 invitati, e con tanto di torta e candeline per festeggiare i 40 anni che Gabbani aveva compiuto il giorno prima. «Le candeline non le ho spente io ma il vento della natura in cui siamo immersi. E questo è un segno del destino», ha precisato dal palco.

Il cantautore ha un rapporto stretto con la natura valdostana dove viene spesso a sciare. «L’ultima volte è stata alla fine dell’estate 2020 sul ghiacciaio del Plateau Rosa.- aveva confessato prima del concerto- Del concerto di Saint-Marcel ho un ricordo forte, legato a due cose: la prima è che io che sono un amante della natura, per cui ritrovarmi per la prima, e finora unica, volta a fare un concerto in un contesto montano fu bellissimo. La seconda fu vedere migliaia di persone salire a piedi alla location del concerto per condividere quel momento».

Ripetere l’esperienza in quota incuriosiva il cantautore, anche per un fatto vibrazionale. «Sono un sostenitore della percezione delle vibrazioni energetiche. Tutto è governato dal magnetismo. Quando suoni hai una vibrazione interna particolare, che, messa all’interno di vibrazioni forti, come quelle della natura e delle persone che ci circondano, fa sì che, inevitabilmente, si creino armonie e leve emotive nuove».

Al Col d’Arlaz Gabbani è stato accompagnato dai fedeli Lorenzo Bertelloni (tastiere), Giacomo Spagnoli (basso), Marco Baruffetti (chitarra) e dal fratello Filippo Gabbani (batteria).

«Essendo una location particolare, con dei limiti logistici di trasporto ed allestimento, saremo ridimensionati come potenza dell’impianto e non avremo l’apparato luci, però la sostanza musicale rimarrà la solita. – aveva annunciato- Con un concerto più intimo e verace».

E così è stato, con una scaletta irresistibile in cui hanno spiccato i grandi successi sanremesi, da “Occidentali’s Karma” a “Viceversa” (con cui si è classificato secondo al Festival di Sanremo 2020), fino ai più recenti “Volevamo essere felici” e “Peace & Love” tratti dall’ultimo album pubblicato il 22 aprile.

«Continuo a fare musica nella forma canzone nel modo più naturale possibile, in quanto espressione di quello che sono. Il mio stile mi fa veicolare concetti importanti con un appeal più leggero, divertente e divertito. Andando alla sostanza emozionale delle cose con un approccio positivo alla vita».

Tra le fonti d’ispirazione Gabbani ha citato tutto quello che lo ha emozionato. «Fondamentalmente sono una spugna. Vengo dalla musica jazz, funk e soul perché, grazie a mio padre musicista, sono cresciuto in un ambiente in cui si ascoltava quella che i musicisti chiamano “musica buona”. Quando da ragazzo ho iniziato a suonare la chitarra suonavo quella cosa lì: jazz, funky, soul, rhythm & blues. Il pop ed il cantautorato li ho scoperti dopo, quando ho pensato a scrivere canzoni. Ma non ho limiti, vado dalla tromba di Chet Baker al rock dei Led Zeppelin, ed in mezzo ci sono Baglioni, Ramazzotti e tutto quello che mi emoziona».

Tra le canzoni contenute nell’album ha eseguito anche “La mira” inserita nella colonna sonora del film “La donna per me” di Marco Martani in cui Gabbani ha avuto una parte. «Mi piace l’incoerenza perché l’essere troppo coerenti porta ad essere statici. Per non rimanere sempre uguali bisogna cambiare prospettiva ed accettare, quindi, di correggere continuamente la mira».

SCALETTA

1) Intro + Amen

2) Shambola

3) Eternamente ora

4) E’ un’altra cosa

5) Tra le granite e le granate

6) Spazio Tempo

7) Il sudore ci appiccica

8) La mira

9) Occidentali’s Karma

10)Viceversa

11) La rete

12)Sangue darwiniano

13)L’amore leggero

14) Peace & Love

15) Sorpresa improvvisa

16) Volevamo solo essere felici

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