C'era una volta

“I notai coltivano patate-Venti anni senza Ottavio Bastrenta” riempie la Biblioteca di Courmayeur

La morte non può nulla contro i ricordi e i sentimenti. Li radica, anzi, in noi per sempre. Specie quando si tratta di persone speciali come Ottavio Bastrenta, il “notero drôlo (notaio strambo)” morto il 17 gennaio 2004. Lo dimostra la partecipazione numerica ed emotiva all’evento “I notai coltivano patate- Venti anni senza Ottavio Bastrenta”, ideato da Cesara Pavone, che la sera del 16 luglio si è tenuto alla Biblioteca di Courmayeur.

Ottavio Bastrenta
Cesara Pavone

Fantasioso, disponibile, di grandissimo cuore, irruento, dissacrante, bisticcione. Sono solo alcuni degli aggettivi usati nel corso di una serata organizzata dalla Biblioteca e condotta da Gaetano Lo Presti. La sua durata, quasi due ore, era inevitabile, essendo Ottavio un «uomo che conteneva più uomini, tutti molto interessanti e mai banali». Oltre che notaio e valente alpinista, fu, infatti, organizzatore di corsi di psicologia, promotore di ricerche sociologiche, studioso attento della cultura di montagna, dell’economia, dell’architettura, dell’agricoltura; fotografo delle Ande e dell’Himalaya; presidente dell’Institut Agricole Régional. E tante altre cose.

Renzino Cosson e Alessandro Gogna

Nel corso della serata Augusto Chatel ha, per esempio, approfondito l’esperienza con l’Institut Agricole Régional, che il notaio fondò e presiedette per una dozzina d’anni.

Augusto Chatel e Alessia D’Addario

Alessandro Gogna e Renzino Cosson hanno, invece, raccontato il Bastrenta alpinista che nei “Diari alpinistici” aveva annotato le decine di ascensioni effettuate nell’arco di ventotto anni. E che, nel 1974, al convegno “VI grado in Assemblea”, svoltosi a Torino, era stato contestato dalla crema dell’alpinismo italiano per avere avuto il coraggio di chiedersi “se l’individualismo e la competizione esasperata, che dominano molta parte dell’alpinismo del mondo occidentale, non siano espressione di una concezione e di una prassi borghese capitalista, antagonista ai valori tradizionali della concezione e della prassi dei montanari e dei lavoratori in genere”.

Carlo Curtaz

Carlo Curtaz ha ricordato l’attività professionale del notaio apprezzata negli anni, tra il 1978 e l’82, in cui lavorò nel suo studio. Ma, anche, la coerenza con cui, nei primi anni Settanta, dopo essersi opposto alla speculazione edilizia della Società ALPILA, aveva rifiutato l’offerta di centinaia di renumerativi atti che la stessa società gli aveva offerto.

Albino Imperial

Albino Imperial ha, del resto, rievocato i collegamenti tra i Centres Culturels, sorti in Valle negli anni Settanta, e l’A.R.C.A. (Association pour le Renoveau de la Civilization Alpestre)”, che a Bastrenta faceva capo, che negli stessi anni aveva lanciato una una campagna di sensibilizzazione perché i valdostani non svendessero le proprietà agli “stranieri”, tapezzando i muri della regione di manifesti come “Ven pa to terren à qui vout ta fin (non vendere il tuo terreno a chi ti vuole uccidere)” e “Le sou son de papë. La terra l’est d’or (i soldi sono di carta. La terra è d’oro)”.

Aspetti tutti che nel 2015 lo storico Paolo Momigliano Levi aveva condensato nel libro “Ottavio Bastrenta, lo notéro drolo”, edizioni Le Chateau.

Paolo Momigliano Levi

Il ricordo si è impregnato, infine, di emozione quando il cantautore Roberto Contardo ha eseguito la canzone “Vola un pensiero” (tratta dallo spettacolo “L’ultima cordata del notaio”, che aveva dedicatq a Bastrenta nel 2010), e soprattutto quando la moglie Annabella e la figlia Petrina hanno commentato foto e filmati tratti dall’archivio di famiglia.

Petrina e Annabella Bastrenta

Attraverso interviste video sono comparsi anche gli amici Henri Armand, Ilio Viberti e Cristina Praz. Quest’ultima ha spiegato come il titolo fosse stata una risposta che la figlia Elena aveva dato ad una domanda di Bastrenta, che tante patate coltivate nel suo orto di La Saxe aveva regalato ai genitori. «Elena, sai cosa fanno i notai?». «Sì, coltivano patate».

LE FOTO SONO DI MICHELE PICCIURRO

Mathias Bastrenta

La bibliotecaria Elena Simonetta Bellin

Rispondi

Scopri di più da Il blog di Gaetano Lo Presti

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere