Ho fotografato la mia OMBRA

C’è chi per intuire la sua “Ombra” ci ha messo tutta una vita,  a me è  bastato, invece, andare un pomeriggio al Museo del Parco Astronomico di Pino Torinese per, addirittura, fotografarla. “Ombra”, cioè la parte oscura del nostro inconscio ipotizzata all’inizio del Novecento dallo psicanalista Carl Jung  che vi distinse  una parte personale, propria della personalità dell’individuo, ed una sovrapersonale, archetipo del Male. Ma la “materia oscura” c’è anche nell’Universo. E tanta. « È una situazione alquanto imbarazzante dover ammettere che non riusciamo a trovare il 90 %  della materia  dell’Universo», dichiarò nel 2001  l’astronomo americano Bruce H. Margon. In realtà non è la massa a mancare, ma solo la sua luce, in quanto questa massa, non emettendo alcuna radiazione elettromagnetica, non risulta individuabile dagli strumenti di analisi spettroscopica. Da qui l’aggettivo “oscura”. Tra le diverse ipotesi che cercano di spiegare la natura fisica di questa massa mancante c’è chi parla di particelle subatomiche, chi di buchi neri, chi di stelle nane bianche e brune. La sua esistenza è, comunque, dimostrata dagli effetti gravitazionali che questa massa provoca sulla luce di altre stelle, questa quando passa in prossimità di grandi masse di materia oscura ne viene  deviata, con conseguente deformazione  dell’immagine che osserviamo nei nostri telescopi. E lo è tanto più quanto maggiore è la massa.  Grazie ad un esperimento sugli effetti gravitazionali che si può fare al Museo del Parco Astronomico di Pino Torinese ho potuto “fotografare” la mia “Ombra”. Ne è venuta fuori un’immagine spettrale irriconoscibile, “fugace barlume reclamato dall’ombra” che dal grado di deformazione farebbe intuire un’Ombra niente male. L’importante è averlo sempre presente, perché come scriveva l’occultista britannico Aleister Crowley, uno che di Ombra se ne intendeva, “la pia finzione secondo la quale il Male non esiste lo rende soltanto vago, enorme e minaccioso”.

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