C’ERA UNA VOLTA (6) GIANNI BARBIERI: è inutile prendere sul serio la vita, tanto non se ne esce vivi

Barbieri Gianni 6661984_8114731858498562661_nNonostante ne avesse scritti lui stesso di bellissimi, l’aforisma preferito di Gianni Barbieri (Aosta 23/02/1958- 27/02/2010) era di Mark Twain: “è inutile prendere sul serio la vita, tanto non se ne esce vivi”.

«Bisognerebbe tenerlo sempre presente– aggiungeva- e non perdere mai la capacità di giocare dei bambini. Ci sono già troppi adulti rompiballe mai toccati dal dubbio e che non sanno cosa sia l’autoironia.» Non ne è uscito vivo neanche Gianni, che si è spento la notte di sabato 27 febbraio 2010 all’Ospedale di Aosta.

Troppo presto (aveva appena 52 anni) e troppo crudelmente (dopo una lunga lotta con un tumore partito dal rene). Leggendo il suo blog, http://guercinate.blog.kataweb.it/, si poteva notare come la malattia non gli avesse, comunque, tolto quella voglia di giocare con le parole che ne aveva fatto uno dei pochissimi scrittori valdostani col vezzo “folle” di portare avanti da queste parti la satira di costume. Per lui la scrittura era, in realtà, solo un hobby perché lavorava alla Biblioteca Regionale di Aosta, ma la sua aspirazione era “essere scrittore con l’hobby della biblioteconomia”.

Dopo un esordio nelle radio private, aveva collaborato a trasmissioni Rai (da “La Croix de la Vallèe” a “Radioblog”) e tenuto rubriche satiriche su giornali locali che gli avevano permesso di “farsi un nome”. «Anzi tre– ironizzava Barbieri- dato che in alcuni casi firmavo le rubriche con pseudonimi come Guercino ed Armstrong.» Da qui il titolo del libro pubblicato nel 2002 che conteneva 640 aforismi scritti nell’arco di vent’anni. Aveva pubblicato anche un libro di racconti, “Figurine”, ed uno di poesie, “Recita natalizia”.

In tutti, nonostante l’ironia spesso feroce, esce fuori un uomo che “al mattino, anche dopo i bisogni, ha due chili in più, perché attaccato agli occhi ha ancora il peso dei sogni”.

Fra questi l’aspirazione di scuotere gli abitanti di un “paese dei campanacci”, come definiva la Valle, “nel quale il bilinguismo è una grande opportunità di tacere in due lingue”. Un aforisma, questo, che era piaciuto molto a Beppe Grillo che nel 2002 aveva riscosso grandi applausi citandolo al Palais Saint-Vincent.

Ai suoi funerali, svoltisi in forma civile la mattina del primo marzo 2010, sono echeggiate le note di “Hallelujah” di Leonard Cohen cantata da Jeff Buckley:Ho fatto del mio meglio, non è stato molto. Ho detto la verità, non sono venuto a raggirarti. E anche se fosse stato tutto sbagliato, starò dritto davanti al Signore della canzone. Solo con l’Hallelujah nella mia bocca”.

Chissà se, bussando alle porte del Paradiso, avrà trovato la segreteria telefonica che s’immaginava: ”Dio non c’è. Lasciate un messaggio dopo il segnale acustico”.

Photo edited with http://www.tuxpi.com
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1 response to C’ERA UNA VOLTA (6) GIANNI BARBIERI: è inutile prendere sul serio la vita, tanto non se ne esce vivi

  1. Giovanni Sandri says:

    Forse non tutti sanno che pubblicai una raccolta di scritti di Gianni come supplemento alla rivista I Valdostani, dal titolo “Figurine”, sullo sfondo del Q. Cogne.

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