CATHERINE SPAAK: la seduzione è sempre ambigua

«Ma lo sa che a Roma i tassisti sanno a memoria tutte le battute del mio personaggio del film “Febbre da cavallo”! E me le ripetono: “Allora come sta Soldatino?”, mi chiedono. Indubbiamente si tratta di una commedia graziosa, ma non certo di un capolavoro. Credo di avere fatto ben altro che meriti di essere ricordato». Catherine Spaak (nata il 3 aprile 1945) me lo confessò, con distaccato disappunto, il 12 novembre 2007, prima di salire sul palco del Teatro “Giacosa” di Aosta per condurre unaSoirée Debussy”. Per ironia della sorte, infatti, l’attrice e giornalista franco-belga finisce per essere ricordata dal grande pubblico proprio per lavori in cui, secondo lei, il suo talento artistico non è uscito particolarmente fuori: dall’interpretazione, nel 1964, dell’inno generazionale “L’esercito del surf” alla partecipazione di “Ballando con le stelle”, lo show di Rai Uno in cui ha mostrato le sue doti ballerine. Per non parlare delle sue “paparazzatissime” vicende sentimentali culminate con la relazione con Johnny Dorelli. La Spaak si mostra, invece, molto più orgogliosa di lavori “seriosi” come, appunto, la Soirée Debussy”, nel corso della quale interpretò, con aria ieratica, poesie di Baudelaire e Pierre Louys su musiche di Claude Debussy (ma, anche, di Fauré e Ibert) eseguite dall’Ensemble musical Play Europe diretto da Massimo Mercelli. «La musica è sempre stata molto importante per me.- mi spiegò- Ad Edith Piaf, alla quale ho dedicato lo spettacolo “Storie parallele”, devo la formazione del mio immaginario sentimentale. Quando la Piaf era la Piaf io ero bambina, e, più che un libro o una poesia, sono state le sue canzoni, così passionali e travolgenti, a farmi domandare: che cos’è quest’amore di cui parlano? come sarà provare un sentimento così forte? ». Turbamenti che la Spaak ha a sua volta trasmesso ai giovani italiani quando, negli anni Sessanta, si è trasformata in oggetto del desiderio generazionale in film come “I dolci inganni”, “La voglia matta”, “Il sorpasso” e “La parmigiana”. C’è qualche musica che la lega particolarmente a quegli anni?, chiesi. «C’erano i Beatles. Ho avuto la fortuna di essere giovane quando sono comparsi. Già allora ci apparivano come un evento grandioso, ed il tempo lo ha confermato». Potrà apparire blasfemo, ma lo sa che per molti giovani italiani il suo “esercito del surf” è stato più importante di molte canzoni deiBeatles? «Mi sembra assurdo, ma era un momento particolare, e, probabilmente, la canzone interpretava bene il sentimento di appartenenza ad un gruppo». Che fine ha fatto quell’“esercito”? «In questo momento è meglio non parlare di eserciti. Penso, comunque, che siamo cresciuti bene». Finito il momento d’oro cinematografico, la Spaak si è saputa riciclare giornalista, prima della carta stampata e, negli anni Ottanta, televisiva. Avrebbe fatto accomodare sul divano televisivo di “Harem” Bilitis, la prostituta greca, contemporanea di Saffo, protagonista delle “Chansons” che recita?

«Tra le ospiti di “Harem” non ho avuto prostitute. Anche perché non è un argomento che mi interessi. Non chiamerei, però, Bilitis prostituta, ma, piuttosto, cortigiana colta. Non le frequento, ma penso che le prostitute attuali siano un po’ più triviali e un po’ meno erudite e carismatiche. Nella Grecia antica erano delle vere e proprie muse, in fondo se stasera si parlerà di Bilitis è perché ha ispirato un uomo a scrivere di lei». Le “Chansons de Bilitis” sono state interpretate anche da Vladimir Luxuria che ha dichiarato che per rendere al meglio il loro erotismo bisogna essere ambiguamente seducenti? «Questo non toglie niente alla grandezza dell’opera– ribattè, con una punta di malizia, la Spaak – Sono, però, convinta che queste poesie debbano essere recitate in francese perché la traduzione italiana non rende le sottigliezze dell’originale. Il fatto che si parli di erotismo conferma che Bilitis non era una prostituta, perché, anche se forse voi maschi non ve ne siete ancora accorti, le prostitute sono tutto tranne che erotiche. E in quanto alla seduzione, questa è sempre ambigua».


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