CHRISTIAN LINDBERG: the world’s best trombone soloist

Che Christian Lindberg fosse il più grande trombonista del mondo lo si sapeva. Nel 2000, infatti, una giuria di esperti lo votò come uno dei migliori suonatori di ottoni del XX secolo, a pari merito con gente del calibro di Louis Armstrong e Miles Davis. Nel corso dell’eccezionale concerto che tenne il 19 aprile 2008, nel salone Bec Renon di Donnas, dimostrò, invece, come mai sia diventato un Mito. Se, infatti, mythos in greco vuol dire racconto, il trombonista svedese (nato il 15 febbraio 1958) ha mostrato come si possa mettere una tecnica trascendentale al servizio di storie musicali in grado di comunicare emozioni ad un vasto pubblico.

Il folgorante esotismo musicale dell’iniziale “Bombay Bay Barracuda per trombone, nastro magnetico e video” non ha, per esempio, niente da invidiare ai clip in rotazione su MTV. E l’evocazione di una rombante Harley-Davidson di “Short ride on a Motorbike per trombone e nastro magnetico” è sicuramente in grado di entusiasmare anche il pubblico più giovane.

E’ stato, d’altronde, Lindberg a portare alla ribalta discografica il trombone con una serie di cd solistici dalla formula innovativa. «Fin dal primo cd, “Virtuoso Trombone”, del 1984– mi spiegò nel corso di una cordialissima chiaccherata- ho puntato su un cocktail di musiche originali per trombone e celebri brani popolari. Ho iniziato avendo come modello il pop dei Beatles, e le esperienze con la musica popolare mi hanno aperto la mente aiutandomi a suonare la musica classica. Del resto la definizione di musica classica, com’è comunemente intesa, non è corretta. Per me è quella che rimane, per cui attualmente anche i Beatles si possono considerare dei “classici”.» Tracce del medley finale di “Abbey Road” si ritrovano, per esempio, in “Octavia”, il concerto per timpani e orchestra scritto da Lindberg per Viviana Mologni, prima timpanista dell’orchestra Verdi di Milano, nonché moglie del trombonista aostano Giuliano Rizzotto che, con Stefano Viola e gli altri membri del Quartetto di Aosta (Francesco Parini e Rémy Vayr Piova) fece sì che l’evento si realizzasse nell’ambito dello stage “Il Trombone” organizzato dall’Istituto Musicale Pareggiato della Valle d’Aosta.

«Non conosco tutti i trombonisti italiani– dichiarò entusiasta Lindberg- ma tra quelli che ho sentito non ho trovato niente di meglio dei valdostani. Il livello della vostra scuola è molto alto.» Oltre che nel suo cuore, la Valle rimase impressa nello spartito del quartetto per corni terminato durante il viaggio in macchina tra Milano e Aosta. Ultimo, all’epoca, esempio di una tumultuosa attività compositiva. «Quando compongo- concluse Lindberg- cerco di mantenere la mente aperta, dando ad ogni strumento solista l’importanza che darei al mio. Del resto il trombone è solo per caso il mio strumento, avrei potuto essere un sassofonista o altro e il mio modo di intendere la musica non sarebbe cambiato

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