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Valle d'Aosta

La Courmayeur che non ti aspetti per le Giornate FAI d’Autunno

Il 15 ottobre la cittadina ai piedi del Monte Bianco è stata protagonista delle Giornate FAI d’Autunno 2023 dal titolo “La Courmayeur che non ti aspetti”, evento organizzato dai volontari del Gruppo FAI Giovani di Aosta, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Courmayeur,

1) L’itinerario culturale è partito con Caterina Pizzato che ha accolto i partecipanti nei giardini del Municipio dove dal 9 settembre 1912 è posta un busto del poeta Giosuè Carducci, realizzato dallo scultore Reduzi. Assiduo frequentatore di Courmayeur, Carducci vi arrivò per la prima volta nell’estate 1887. Fu colpito tardi dal fascino romantico della montagna, meno dei valdostani di cui si faceva beffe usando il neologismo «aostizzare» come sinonimo di «cretinizzare».  Ad agosto arrivò a Courmayeur anche la regina Margherita che il poeta conobbe. Nacque un rapporto d’amicizia che fece sì che, nonostante fosse da sempre repubblicano., le dedicasse l’ode «A Margherita di Savoia, regina d’Italia». Nel 1889 dedicò, invece, alla località un’ode inserita nelle sue “Odi Barbare”, alcuni versi della quale sono incisi a fianco del busto.

COURMAYEUR

Conca in vivo smeraldo tra foschi passaggi dischiusa
o pia Courmayeur, ti saluto.
Te da la gran Giurassa, da l’ardua Grìvola bella
il sole più amabile arride.
Blandi misteri a te su’ boschi d’abeti imminente
la gelida luna diffonde,
mentre co ‘l fiso albor da gli ermi ghiacciai risveglia
fantàsime ed ombre moventi.
Te la vergine Dora, che sa le sorgive de’ fonti
e sa le genti le cune,
cèrula irriga, e canta; gli arcani ella canta de l’Alpi,
e i carmi de’ popoli  e l’armi.
De la valanga il tuon da l’orrida  Brenva rintrona
e rotola giù per neri antri:
sta su ‘l verone in fior la vergine e tende lo sguardo,
e i verni passti ripensa.
Ma da’ pendenti prati di rosso papavero allegri
tra gli orzi e le segali bionde
spicca l’alauda il vol trillando l’aerea canzone:
io medito i carmi sereni.
Salve o pia Courmayeur, che l’ultimo riso d’Italia
al piè del gigante de l’Alpi
rechi soave! Te, datrice di posa e di canti,
io reco nel verso d’Italia.
Va su’ tuoi verdi l’ombrìa de le nubi fuggenti,
e va su’ miei spirti la musa.
Amo al lucido e freddo mattin da’ tuoi sparsi casali
il fumo che ascende e s’avvolge
bigio al bianco vapor da l’arte de’ monti smarrito
nel cielo divino. Si perde
l’anima in lento error: vien da le compiante memorie
e attinge l’eterne speranze.

2) A Courmayeur Carducci conduceva la vita del tipico villeggiante, passeggiando e bevendo l’acqua curativa alla Fonte Vittoria. I primi turisti, Famiglia reale compresa, furono, infatti, attirati dalle acque sulfuree alcalino ferriginose, note per le loro proprietà benefiche, presenti in cinque fonti termali oggi quasi del tutto scomparse: la sorgente Vittoria, la Margherita, la Regina, la Giovanna Battista e la sorgente di La Saxe.

3) La visita è proseguita attraverso la via centrale per raggiungere piazza Brocherel che si affaccia verso il villaggio di Dolonne e il comprensorio sciistico del Plan Chécrouit. Sulla destra si trova il monumento dedicato alla guida alpina Felix Ollier, partito nel 1899 con la spedizione per la conquista del Polo Nord, organizzata da Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, che annoverava altre guide di Courmayeur: Cyprien Savoye, Joseph Petigax e Alexis Fenoillet. Ollier fu l’unico che non fece ritorno. Sul monumento si può leggere la targa dedicata:

“Felice Ollier guida alpina scomparso sui ghiacci dell’oceano glaciale artico nella spedizione colle slitte diretta al polo nord.Marzo 1900 – Luigi di Savoia”

Alle spalle del monumento si trova la meridiana voluta, nel 1920, da Enrico Alberto De Albertis, genovese che decise di portare l’ora dell’Etna ai piedi del Monte Bianco. Fu realizzata dal pittore Giovanni Maria delle Piane e dedicata anch’essa a Felix Ollier. Nel 2017 la meridiana è stata ristrutturata insieme all’edificio che la ospita, Casa Guédoz. Vi si può leggere il motto «Quelle heure est-il? C’est l’heure de bien faire» (Che ora è? È l’ora di far bene).

La piazza Abbé Henry è, invece, dominata dalla Chiesa parrocchiale risalente alla prima metà del ‘700 (all’interno c’è una targa in ricordo dei Principi di Piemonte Umberto di Savoia e Maria José del Belgio che scelsero proprio Courmayeur come meta del loro viaggio di nozze nel 1930) e dall’edificio che ospita il Museo Alpino Duca degli Abruzzi e la Società delle Guide Alpine fondata, prima in Italia, nel 1875.

Sulla destra della Chiesa si trovano i monumenti degli alpinisti Mario Puchoz, Giuseppe Petigax e Emile Rey, il “Principe delle Guide”, a fianco della stessa c’è, invece, la statua bronzea dell’abbé Henry, realizzata nel 1966 dallo scultore ponsammartinese Cristiano Nicoletta.

4) Si è raggiunta, poi, piazza Brenta dove negli anni Sessanta il condominio Brenta ha colpevolmente rimpiazzato l’Hôtel de l’Union a sua volta costruito sulla casaforte del XIII secolo della ricca famiglia dei De Curia Maior, da cui prende il nome la località

5) Si è, poi, raggiunta piazza Joseph Petigax per ammirare l’antica Tour Malluquin, una torre medioevale che appartenne all’omonima famiglia sin dal XIII secolo. L’edificio, a pianta quadrata, è composto da sette piani divisi da solai in legno; l’accesso al piano terreno è recente, mentre quello originale, a circa otto metri da terra, si trova nel retro. Vicino si trova la Chiesa valdese. E’ il più antico tempio valdese della Valle d’Aosta, edificato su un’antica costruzione, visibile lateralmente, che ha una bifora tamponata ed archetti in pietra.

La piazzetta confina con il giardino dello storico Hotel Royal e Golf, la cui costruzione risale al 1854. L’albergo ha ospitato, tra gli altri, Giosuè Carducci e la Regina d’Italia Margherita di Savoia, in onore della quale fu aggiunto l’appellativo “Royal”. Rilevato dalla famiglia Gilberti, l’hotel venne abbattuto e riedificato nel 1953.

6) Il percorso guidato si è concluso all’ex Hôtel de l’Ange, costruito nel 1711 sulla casa-forte dei nobili Piquart de la Tour ed in seguito dei Carron, per essere una struttura ricettiva per il turismo d’élite. L’Hotel Ange fu tra i primi ad avere elettricità e acqua calda in tutte le 100 camere, e, acquistato nel 1905 dalla famiglia Peraldo, diventò Hôtel Ange & Grand Hôtel, con sale da ballo, sale affrescate e lo Chalet de l’Ange. Negli anni ‘90 la famiglia Peraldo lo vendette a una società che lo trasformò in appartamenti e negozi. Nell’occasione è stato possibile ammirare in esclusiva i dipinti murali ottocenteschi – altrimenti non accessibili al pubblico – in fase di restauro nell’ambito del progetto Courmayeur Climate Hub, finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU nell’ambito del PNRR.

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