Teatro

“Dove eravamo rimasti?” spiegato da Tullio Solenghi e Massimo Lopez

«Dunque, dove eravamo rimasti?». E’ la celebre frase con cui Enzo Tortora il 20 febbraio 1987 riprese in televisione “Portobello”, dopo 4 anni di stop per vicende giudiziarie. Dalla frase deriva il titolo, “Dove eravamo rimasti?”, dello spettacolo che Massimo Lopez e Tullio Solenghi hanno portato la sera del 20 gennaio al Teatro Splendor di Aosta per la Saison Culturelle. E’ inserito in un tour che il 10 novembre scorso li ha visti tornare sul palco dopo tre anni di stop legati in gran parte al Covid.

«In questa ripresa abbiamo sentito un grande affetto, come se in platea ci fosse una sorta di famiglia allargata.-hanno raccontato nell’intervista prima dello spettacolo- Quando al termine incontriamo le persone, ci raccontano, come fossimo parenti, momenti della loro vita legati a quei magici 12 anni del Trio». Tra il 1982 al 1994 completava il gruppo l’indimenticabile Anna Marchesini il cui spirito è sempre presente nei loro discorsi. «Per capire quanto ci si divertisse anche fuori dal palco,- ha raccontato Lopez- ricordo quella volta che, mentre guidavo, giocai a fare il giornalista, domandandole: “come è arrivata al successo?”. E lei rispose: “Lodata, lodata, tutta la vita”». Nello spettacolo i due hanno dedicato alla Marchesini la canzone “Dentro la tasca di un qualunque mattino” di Gianmaria Testa. «L’ho scoperta un giorno scorazzando su Spotify,– ha spiegato Solenghi- e mi è sembrata veramente scritta per lei che è sempre una delle componenti essenziali della nostra narrazione».

E’ stato uno dei momenti musicali di uno spettacolo che ha visto Lopez cantare l’adorato Sinatra (da una “My way” disturbata da Solenghi a “Send in the clowns”) e Solenghi “Conosci mia cugina”. Il tutto sostenuto dalla presenza sul palco del quintetto Jazz Company del sassofonista Gabriele Comeglio. Ne facevano parte Marco Serra (batteria), Ezio Rossi (basso), Fabio Ganci (tastiera) e Caterina Comeglio (voce e percussioni).

Preponderanti sono, in ogni caso, stati gli sketch con le imitazioni di celebri personaggi che hanno fatto ridere a crepapelle senza bisogno del fumo ad effetto esilarante sparso inizialmente in sala. Irresistibile, per esempio, il dialogo tra Papa Bergoglio ed un Mattarella che, “rottosi le pile” di fare il Presidente, vorrebbe fare del cinema. Sa, però, che per farlo bisogna avere un santo in paradiso. Segue, quindi, un collegamento col Paradiso, dove Papa Ratzinger, intervistato da Maurizio Costanzo, si lamenta di non essere stato ancora santificato, e che con la legge Fornero lo sarà solo nel 2048.

«Insieme totalizziamo 145 anni,- ha precisato Solenghi – per cui lo spettacolo mantiene un gusto vintage, ed inevitabilmente compaiono persone che sono in una vita migliore della nostra. Anche perché una novità dello spettacolo è un fondale schermo su cui vengono proiettate immagini che accompagnano alcuni momenti dello spettacolo. Tra questi il collegamento col Paradiso, in cui è giocoforza compaiano persone che non ci sono più».

Esilaranti anche la rilettura politically correct di Cappuccetto Rosso, e, ancora, il Giacomo Leopardi di Solenghi che recita “A Silvia” nei diversi dialetti regionali: dal maceratese al napoletano, in cui viene cantata sull’aria di “Malafemmena”.

«Ci divertono molto i dialetti,- ha concluso Lopez- per cui quando anni fa venni in Valle d’Aosta, mi stupì che la prima persona che interpellai per sentire l’accento del posto mi rispondesse in catanzarese».

Finale col duetto tra il Maurizio Costanzo di Lopez ed il Giampiero Mughini di Solenghi con grandi occhiali modello Dell’Utri (“é tutta una montatura”).

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