
Da venticinque anni i Tamtando costruiscono progetti di scambio, viaggi-studio e collaborazione con artisti extra-europei. Con lo spettacolo “TradAction”, tenuto la sera dell’11 marzo al Teatro Splendor di Aosta, il gruppo ha voluto per la prima volta fondere le tradizioni extraeuropee con quelle europee attraverso canti, danze e aneddoti di quassù e laggiù. «Siamo convinti che, così come nella Seupa a la valpellinentze non è detto che per forza ci voglia il cavolo, non esiste una tradizione “giusta”.– afferma Marco Giovinazzo, fondatore e leader dei Tamtando- Vogliamo, così, mettere in discussione i luoghi comuni e, soprattutto, fare una denuncia contro un pensiero di tradizione troppo conservativo».
Nato dalla collaborazione di Giovinazzo con Paola Corti, Elena Pisu e Andrea Sangiorgi, “TradAction” ha visto sul palco 30 percussionisti/ narratori/ cantanti/ danzatori e i 4 balafonisti burkinabè Yaya Ouattara, Makan Dembelé, Seydou Dembelé e Senimi Koné.
«L’Africa è la spinta iniziale, perché la matrice africana unisce molti popoli.- continua Giovinazzo- Abbiamo, infatti, iniziato con un rito Yoruba che parte dalla tradizione degli schiavi nigeriani deportati a Cuba dove crearono la Santeria cubana. Dopo la creazione del mondo, sono seguiti altri cinque quadri che hanno trattato temi come le tradizioni (anche valdostane), l’immergersi e vivere fino in fondo, la spaccatura, la diversità come motore di innovazione e il dono».
Il tutto condotto da una voce recitante (che, oltre all’attrice Paola Corti, ha visto alla ribalta alcuni Tamtando e gli stessi musicisti burkinabè) che si è espressa rigorosamente in francese, salvo improvvisazioni in lingua youruba ed haitiana e piccoli frammenti in italiano.
«Lo spettacolo ha voluto unire le tre Arti: musica, danza e teatro. Ci siamo messi in gioco come mai prima per uno spettacolo nuovo, senza la solita band né cantanti solisti. Tutti abbiamo fatto tutto, e credo che per il pubblico valdostano sia stata una sorpresa vederci in una veste inedita».





