Per Marc Chagall «le pagine sacre sono come un alfabeto colorato o una tavolozza a cui per secoli hanno attinto i pittori». Non fa eccezione la pittrice valdostana Barbara Tutino che da anni realizza lavori a sfondo religioso che hanno partecipato anche a rassegne come la Biennale di arte sacra al Santuario di San Gabriele (nel 2002) o la Sezione di Arte Sacra della Biennale di Venezia (nel 2011) .
L’ultima sua realizzazione in tal senso è la Via Crucis in mostra al Priorato della Insigne Collegiata dei Santi Pietro e Orso di Aosta, che fino al 30 aprile si potrà ammirare durante le visite guidate, tra le 10 e le 17 di ogni giorno, dall’Associazione Mirabilia.
«L’ho dipinta su un materiale povero come le tavole di legno fenolico.- spiega la pittrice di Cogne- La misura, 80 x 60 cm circa, equivale a quella delle vie Crucis più classiche. In particolare a quelle delle chiese parrocchiali di Sarre e di Cogne, che hanno anche gli stessi colori dominanti: il cobalto turchino dei cieli, il rosso porpora delle vesti ,il bianco delle sottovesti e delle nuvole, il giallo Napoli delle carni».
Alternando formato verticale e orizzontale per dare movimento alla “striscia”, la Tutino ha dipinto le 14 stazioni in soli otto giorni, tra il 7 ed il 17 febbraio, posseduta da un’energia creativa che man mano aumentava. «Alla fine avrei potuto dipingere la Bibbia intera. Quando l’ho raccontato a Don Carlo Louisetti, il giovane parroco di Cogne, lui ha commentato: “Per forza! E’ Gesù… Se non ti dà lui energia!».
La pratica della Via Crucis ebbe, probabilmente, origine a Gerusalemme dalla venerazione che i primi fedeli dimostrarono riguardo ai luoghi della Passione di Cristo. Tra i tanti artisti che vi si sono cimentati ce ne sono anche di famosi: come Tiepolo, Matisse o Botero. La Tutino si distingue per un Cristo umanizzato, non iconografico nè angelicato, raffigurato in posizioni a volte insolite ma sempre estremamente realistiche ed essenziali. «Mi è servita l’esperienza che avevo fatto da giovane disegnando fumetti.– spiega- Per cui ho la mano per disegnare uno stesso personaggio con espressioni e posizioni diverse».
Oltre ai “santini” dell’Arte minore ed ai grandi classici della Storia dell’Arte, l’ispirazione le è venuta dai film. «Per ispirarmi ho frugato nella cinematografia degli ultimi cinquant’anni, visionando in tre giorni tutti i film celebri e amatoriali possibili. Nella 1^ stazione mi sono ispirata al Gesù di Nazareth di Zeffirelli che è più agiografico rispetto a quello di Pasolini, che è più bello però nei quadri non viene bene».
Proveniente da una famiglia di anarchici e comunisti, Barbara è sempre stata estranea, se non avversa, alle manifestazioni esteriori del Cattolicesimo (pellegrinaggi, messe, processioni). Una spiritualità cercata anche in altre fedi le ha fatto, infine, maturare una conversione tardiva, con tanto di battesimo, comunione e cresima nel giorno in cui compiva i 50 anni. «Da allora è cominciata una vita nuova– ha scritto- perché il mio albero ha come cominciato a buttare frutti che si sono tradotti in cicli di pittura e scrittura compulsiva e, anche, impegno civile».








