Ideato dal chitarrista valdostano Gilbert Impérial, il concerto “Le Cri de l’Âme” che che si è tenuto il 9 gennaio al Teatro Splendor di Aosta ha avuto come filo conduttore il tema della Resistenza.
«Abbiamo commissionato ad alcuni compositori pezzi su questo tema per chitarra e coro.- ha spiegato Imperial- L’idea era di arricchire il repertorio per questa particolare formazione per la quale non esiste molta letteratura».
La sfida è stata accettata da tre eccellenti compositori- Lorenzo Donati, Nikos Betti e Corrado Margutti- ognuno dei quali ha esplorato aspetti diversi della lotta per la libertà.
Lorenzo Donati ha reso omaggio a Émile Chanoux, figura simbolo della Resistenza valdostana, con la composizione “Esprit de Victoire” che ne celebra il coraggio e la visionarietà. La composizione si basa sulle sue lettere e i suoi articoli, in francese e in italiano, in cui immagina un futuro luminoso per l’umanità, fatto di fratellanza e rispetto (“Bisogna educare i popoli all’amore, alla fratellanza. Bisogna che i popoli si sentano veramente fratelli senza distinzione di paese e di lingua”) . Non a caso nel brano i suoi scritti sono mescolati ad una versione del “Cantico dei Cantici” in francese, che esalta la forza dell’amore che riesce a farci andare oltre la morte.
Nikos Betti ha, invece, musicato il testo di Salvatore Quasimodo “Alle fronde dei salici“, evocando il dolore e la speranza che accompagnarono gli anni della Resistenza all’occupazione nazi-fascista.
Alle fronde dei Salici di Salvatore Quasimodo
E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
In “Léon” Corrado Margutti ha musicato un testo in patois di Orfeo Cout che descrive gli ultimi momenti di vita del partigiano Martino Dublanc, nome di battaglia Léon, della 176a Brigata Partigiana Garibaldi, morto in combattimento a Perloz il 22 agosto 1944.
Il brano termina con li versi di Aléxandros Panagulis, altro grande combattente che, prima di morire nel 1976 in un misterioso incidente automobilistico, scrisse poesie nelle carceri greche.
Annaffialo di Aléxandros Panagulis
Non piangere per me
sappi che muoio
non puoi aiutarmi
Ma guarda quel fiore
quello che appassisce ti dico
Annaffialo
Un fiore è tagliato
e la terra
è diventata più povera
Nelle gioie e nelle tristezze uccidiamo i fiori
Ma perché?
La serata è culminata con l’esecuzione di “Rivers”, un Oratorio laico di Margutti che affronta temi universali come la migrazione, la pluralità e la costruzione di identità attraverso la diversità e l’esperienza umana. Ha, così, musicato poesie di Federico García Lorca, Pascoli, Padre Davide Maria Turoldo, dello scozzese George Mackay Brown, Sainte Thérèse de Lisieux, Reiner Maria Rilke e Fernando Pessoa (“Molti fiumi scorrono verso molti mari. Il mio pensiero è uno solo:in quale di questi fiumi potrebbe il mio cuore avere pace?” scrive nella sua “Rivers” che da il titolo a tutto il lavoro
Gilbert Impérial, che ha aperto la serata eseguendo da solo “Balada para Martin Fierro” di Ariel Ramirez, ha mostrato versatilità interpretativa ed un’ampia tavolozza di effetti timbrici, dialogando con l’Arcova Vocal Ensemble, diretto da Caroline Voyat. «A livello timbrico questa combinazione è molto interessante,– ha osservato- perché da una parte la chitarra riesce a restituire un mondo timbrico molto particolare grazie a tecniche alternative come la percussione, dall’altra le voci sono spesso trattate in modo non convenzionale attraverso l’uso di fonemi e di rumori prodotti con le voci».





