Teatro

COSI’ PARLO’ GIORGIO PASOTTI, ad Aosta per “Racconti disumani”

Non è un monologo. Anche se la sera del 10 gennaio, sul palco dello Splendor c’era il solo Giorgio Pasotti, “Racconti disumani” di Franz Kafka, diretto da Alessandro Gassmann, si è dimostrato essere molto di più. «Alessandro, che peraltro ha firmato anche la scenografia, ha voluto dare allo spettacolo un’impostazione molto cinematografica.– ha tenuto a precisare l’attore bergamasco- Quindi è bene si sappia che è uno spettacolo a due personaggi, ciascuno dei quali racconta una storia molto intima e personale. E, poi, grazie a suoni ed immagini è uno spettacolo molto evocativo, che tende a far vivere nella mente degli spettatori una sorta di film».

Con alle spalle una carriera trentennale, e una notorietà conquistata con la partecipazione a film come “L’ultimo bacio” e “La grande bellezza”, serie televisive come “Distretto di Polizia” e “Mina Settembre” e, perché no?, l’essere stato testimonial del Mulino Bianco, Pasotti dal 2000 si è dedicato al teatro. «L’ho scoperto dopo anni di televisione e cinema, e trovo che, sostanzialmente, sia la casa dell’attore. È il luogo dove lui deve utilizzare tutto il corpo, recitando con qualsiasi sua piccola parte. Cosa che nel cinema e alla TV non succede. L’attore suda e fatica, per cui è la cosa più vicina a quello che per me è l’agonismo sportivo che ho praticato da giovane».

Particolarmente faticose, per l’uso che Pasotti ha fatto del corpo e della voce, sono state le interpretazioni di “Una relazione per un’Accademia” e “La tana”, i due “racconti disumani” in cui Kafka attraverso due animali, uno scimpanzè ed una talpa, ha messo a nudo la superficialità di un modo di essere dominato dagli stereotipi, ed il bisogno di costruirsi il riparo perfetto che metta al sicuro dalla paura di pericoli esterni. Tematiche, soprattutto quest’ultima, rese ancora più esplicite dalla recente pandemia di Covid. Subito dopo, non a caso, è nato il progetto “Racconti disumani” che ha come tema centrale la libertà ed il libero arbitrio.

«Se la libertà va annoverata tra i sentimenti sublimi, anche l’inganno va annoverato tra i sentimenti sublimi», dice Red Peter, lo scimpanzè protagonista di “Una relazione per un’Accademia”. Catturato nella giungla africana, nel viaggio in nave verso l’Europa studia gli umani, imparando a ad imitarne i comportamenti. Impara, così, a sputare, a fumare la pipa, a scolare bottiglie di grappa, a parlare. “Come si impara bene quando devi trovare una via d’uscita”, osserva, mentre tiene una relazione all’Accademia in cui descrive le esperienze attraversate nel suo processo di integrazione. «Voglio diffondere conoscenza e fare relazioni.– conclude- E anche questa, signori dell’Accademia, non è che una semplice relazione». «“Relazione per l’Accademia” è stato un cavallo di battaglia di Vittorio Gassman,- ha raccontato Pasotti- per cui Alessandro è cresciuto un po’ con il mito di Kafka, ma anche con il rispetto totale di un’opera che non ha mai avuto il coraggio di prendere in mano. Vittorio interpretava lo scimpanzé indossando un semplice parrucchino rossastro, mentre invece Alessandro ha voluto che io diventassi uno scimpanzé vero e proprio, che, vestito con un bellissimo frac bordeaux sformato, si arrampica su un trespolo».

Ne “La tana”, invece, Pasotti indossa un pellicciotto («che ad ogni spettacolo mi fa perdere un paio litri di sudore», ha osservato) con occhiali e cuffia da aviatore d’antan, muovendosi frenetico nelle gallerie sotterranee del labirinto che si è scavato da cui emerge per fare le sue elucubrazioni ed esternare le sue paure. Finchè, presa coscienza che la fragilitá della sua tana lo ha reso schiavo, decide di abbandonarla.



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