Nel 2003 l’allestimento del “Barbiere di Siviglia” firmato dal regista veneziano Damiano Michieletto per il Maggio Musicale Fiorentino fu una delle prime tappe della sua carriera internazionale. Ripreso più volte con successo, la sera del 24 ottobre (con replica alle 15 di domenica 26 ottobre) è arrivato al Teatro Splendor di Aosta, nell’ambito della Saison Culturelle. La produzione era di IMARTS, che tra il 9 ottobre ed il 23 dicembre porterà l’opera in 10 località dell’Italia settentrionale.
La voglia di lirica dei valdostani è stata testimoniata dal tutto esaurito per la prima rappresentazione, mentre per la replica di domenica è rimasto qualche biglietto. Indubbio il fascino della celebre opera buffa di Gioacchino Rossini che narra le divertenti peripezie del Conte d’Almaviva che, con l’aiuto del barbiere Figaro, tenta di conquistare l’amore della giovane Rosina, promessa sposa al suo tutore Don Bartolo.
Opera buffa è, ed opera buffa sia, ha pensato Michieletto, che con la sua regia ha trasportato l’opera in un mondo vivace e surreale, dove i personaggi sono diventati maschere moderne ispirate alla Commedia dell’Arte, con coloratissimi ed eccentrici costumi (di Carla Teti), luci suggestive (di Alessandro Carletti), simpatiche trovate sceniche e, soprattutto, una esplosiva energia teatrale.
A curare la regia di questa ripresa è stato Tommaso Franchin, con la collaborazione di Gloria Campaner.
Celebre pianista, quest’ultima era già stata ospite della Saison Culturelle nel 2013, in coppia con il violinista Sergej Krylov, e nel 2017, con il violoncellista Johannes Moser. «Nel mio piccolo– ha spiegato- ho sempre cercato qualcosa di più di quello che succedeva nei palcoscenici della musica classica, settore che privilegia i contenuti musicali rispetto alla bellezza scenica. Finchè questa voglia è esplosa. E adesso la ricerca di migliorare i gesti di bellezza scenica infiamma la mia vita. Per imparare ho contattato un regista che conoscevo e stimavo come Damiano, chiedendogli di lavorare con lui. Mi ha così inserito nel progetto di quest’opera, per cui con Tommaso Franchin abbiamo rimesso in piedi tutto, aggiungendo solo qualche piccolissima virgola per cucire su misura i personaggi agli interpreti, in modo di valorizzare la loro personalità».
Sono state, infatti, le forti personalità, vocali e sceniche, dei solisti a risaltare in un allestimento senza orpelli scenografici, con l’uso simbolico di accessori come maschere (con la polizia trasformata in tanti Paperino) ed ombrelli. Bravissimi, quindi, l’imponente baritono Vincenzo Nizzardo (Figaro), il camaleontico tenore Pietro Adaini (Conte d’Almaviva), il vezzoso contralto Mara Gaudenzi (Rosina) e i bassi Lorenzo Liberali (il dottore Don Bartolo) e Graziano Dallavalle (Don Basilio). Efficaci anche il soprano Francesca Mercuriali e il basso Giulio Riccò nei ruoli secondari della vecchia governante Berta e di Fiorello, servitore del Conte d’Almaviva.
L’Orchestra Filarmonica Italiana è stata diretta da Riccardo Bianchi, mentre il Coro Colsper, diretto da Andrea Bianchi, non è comparso in scena, venendo mimato sul palco da otto figuranti che hanno legato e sottolineato le varie scene. A cominciare da quelle iniziali e finali dell’arrivo e della partenza dalla stazione di Aosta di un immaginario treno su cui era imbarcato il cast.
«Dopo che per anni sono rimasta seduta in una stanza da sola con il mio pianoforte a ripetere ossessivamente i passaggi dei pezzi- ha concluso la Campaner-questa esperienza è stata per me una grande lezione di condivisione, sguardi, ascolto e di attenzione agli altri artisti».






