“I 39 SCALINI”: una risata vi seppellirà

Lo scozzese John Buchan (1875-1940) fu giornalista, avvocato e uomo politico. Tutte professioni che lo portarono a osservare il teatrino della vita quotidiana in prima fila e che, unite ad una notevole capacità di approfondimento psicologico, ne fecero inevitabilmente un grande scrittore di thriller. Cosa c’è, infatti, di più imprevedibile che la vita, che, quando meno te l’aspetti, ti strappa alla monotonia del tran tran quotidiano con colpi di scena sorprendenti? E’ quello che succede a Richard Hanney (Manuel Casella) nella commedia “I 39 scalini” andata in scena lo scorso 12 gennaio al Teatro “Giacosa” di Aosta per la “Saison Culturelle”. L’irrompere del fascino misterioso di Annabella (Barbara Terrinoni) nella sua casa non sfocia in una piacevole liaison, ma, anzi, dopo il suo assassinio, costringe Richard ad un’affannosa fuga accusato di un delitto che non ha commesso ma, soprattutto, scomodo testimone di un intrigo internazionale. Se “Club dei 39” è l’organizzazione di spie che vuole far scoppiare una guerra tra Germania e Russia, 39 sono, anche, i personaggi che popolano la commedia. E qui i conti non tornerebbero perché ad interpretarli sul palco del “Giacosa” erano solo in quattro: i due attori citati più i bravissimi Ninì Salerno e Roberto Ciufoli. Non tornano se si prescinde dalla magica illusione del Teatro che, grazie alle capacità “fregoliane” di Ciufoli e Salerno ed ai meccanismi perfetti messi a punto dallo scenografo Ludovico Riario Sforza, dalle luci di Stefano Pirandello e dalla regista Maria Aitken, permette di moltiplicare gli attori e simulare scherzosamente luoghi e oggetti, facendo, addirittura, della “mancanza” un ulteriore elemento di comicità. Il pubblico, costretto a lavorare d’immaginazione, è, così, stato inesorabilmente travolto dalla divertita velocità con la quale si è dipanato il riuscito connubio di spy story, teatro di varietà e citazioni cinematografiche. Avvalorando quando aveva detto Alfred Hitchcock, che nel 1935 ne aveva tratto il film “Il club dei trentanove”: «Ecco cosa c’è di stupendo, la rapidità dei passaggi. Bisogna utilizzare un’idea dietro l’altra, sacrificando tutto il resto alla rapidità

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