“Senza chiedere il permesso”, il libro in “italiano al gusto curdo” della ribelle EZEL ALCU

Ezel Alcu 747072410_3270604650872569856_n.jpgLibri: 'Senza chiedere il permesso. Il mondobastardo' di Ezel Alcu (End edizioni) con prefazione di ZerocalcareSe il fumettista aretino Zerocalcare (pseudonimo di Michele Rech) ha pubblicato il libro “Kobane Calling” lo deve anche a lei, la ventottenne curda Ezel Alcu,che nel 2015 lo ha accompagnato al confine turco-siriano a toccare con mano la crudezza del conflitto tra Curdi e Stato Islamico. «Siamo stati un mesetto.- ricorda Ezel- Non sapevo chi fosse, ma volevo tornare a respirare aria di casa, e l’ho travolto con la mia energia. Al punto che sono diventata una delle protagoniste del libro, e, così, tutto il mondo sa che ho un pollo tatuato nel braccio. Anche gli sbirri.» Zerocalcare ha ricambiato, presentando, a modo suo, il libro di Ezel “Senza chiedere il permesso- Il mondo bastardo”, appena pubblicato da End edizioni, che il pomeriggio del 9 maggio è stato presentato all’Espace Populaire di Aosta dall’autrice con Giulio Gasperini. Nelle tavole introduttive il fumettista racconta come l’avesse inquadrata come “rumorosa, caciarona, appassionata”, e di come, invece, l’abbia stupito ritrovare nel libro anche tanti altri aspetti.

E’ come se ci fossero cento Ezel diverse che non capisci bene come fanno a convivere,- scrive- che poi è quello che mi ha fatto innamorare di quella rivoluzione lontanissima, che è la rivoluzione di tutte le diversità che non si capisce come fanno a convivere. Però lo fanno.»

Ezel 2018-05-07-PHOTO-00000009.jpgLa presentazione termina con il primissimo piano del disegno di due occhi, di Ezel, fiammeggianti di passione. La stessa che si respira nelle 124 pagine del libro in cui la ragazza curda ha affastellato racconti di vita, foto (del Kurdistan, di Torino e della Val di Susa) e bellissime poesie. «Sono tamarra forte, ma non nelle poesie dove sfogo la mia parte emozionale. Non ho ancora trovato il modo per tappare il buco da cui, da quando avevo nove anni, escono le poesie

Il filo conduttore è la lotta al “mondobastardo” che ha cercato, invano, di schiacciarne la natura libera. Lei che non accetta “di dover chiedere il permesso per stare nel posto che scelgo…Sono io che permetto loro di crederlo, perché i confini sono solo un’invenzione e la terra non può avere padroni”. Lei che dal 2013 vive in Val di Susa (dove fa la mediatrice e l’interprete) e partecipa a marce verso i confini francesi per manifestare contro la loro chiusura ai migranti africani.

Vieni.

Brucia i confini e vieni,

superando ogni divieto.

Come un uccellino ferito io gemo;

vieni a portarmi via dai fuochi e dai bombardamenti

tieni al sicuro il mio cuore”

«Credo che la vera rivoluzione debba passare attraverso un’evoluzione internazionale. Non serve solo un Kurdistan indipendente, ma la liberazione deve interessare tutto il mondo. Perché quello stesso Occidente che aveva esaltato le donne di Kobane che avevano sconfitto l’Isis, fa finta di non vedere che adesso l’esercito turco si è alleato con l’Isis. Sono entrati insieme a Dhafin, che viveva in pace e con la democrazia diretta, dove adesso le donne devono mettere il burqa.»

EZEL P1130301.jpgE’ stato proprio grazie all’Espace Populaire, dove ha lavorato, che, nel 2009, Ezel è potuta venire in Italia, sfuggendo alla persecuzione del governo turco, che in cinque anni l’aveva imprigionata ben tre volte. Lì ha imparato l’“italiano al gusto curdo” che insaporisce il libro

«Quando lavoravo all’Espace Populaire il cuoco mandava bestemmie e parolacce e mi suonavano allo stesso modo delle cose che imparavo a scuola. Il cuoco diceva “bastarda”, la prof diceva “abbastanza”, il cuoco diceva “stronza” l’insegnante diceva “storta”, il cuoco diceva “porco” l’insegnante diceva “maiale o suino”. Poi tutte le cose che imparavo dal cuoco, l’insegnante mi diceva che «non si dice», ma se l’ho sentito vuol dire che si dice, mica me le sogno tutte ste parole! “Accetto” era “accendino” per me, “scaloppina con contorno” era “scoppolina con porno”…noi al ristorante servivamo “merdazane”, ma la professoressa le chiamava “melanzane”…Alla fine ho capito, perché un giorno è arrivata Melinda (Forcellati), la mia insegnante, in cucina all’Espace Populaire e ha detto al cuoco: “Luca, questa ragazza sta qui per imparare italiano, non le tue bestemmie”».

Ezel P1130329.jpgIl volume sarà presentato il 13 maggio, alle 17.30, al Salone del Libro di Torino. «Zerocalcare sarà al Salone il giorno prima- conclude Ezel- ma, se si ferma, mi ha dato la disponibilità di essere anche alla mia presentazione.»

Se volete farla felice chiamatela Viyan, che vuol «dignità», il nome che si è scelto in onore di una compagna datasi fuoco nel 2006. Non chiamatela, invece, Ceylan (gazzella), il nome scelto dalla madre che, all’anagrafe, il padre cambiò in Ezel, un nome farsi, in lingua iraniana, che vuol dire universo infinito, il passato senza un inizio e senza la genesi, l’esistenza di essere prima dell’essere.Ezel Alcu  - Zero Calcare9826201_5693842933195735040_n.jpg

RIBELLE

«Le donne sono belle quando sono ribelli!

Quando avrò una figlia le insegnerò ad essere ribelle,

capace di sorridere, quando parla deve puntare i suoi occhi al centro degli occhi di chi la ascolta.

Dovrà essere capace di difendersi; ma non solo da un uomo, deve difendersi dal sistema in cui vive!

Dovrà ballare a piedi nudi senza vergognarsi o preoccuparsi di cosa penseranno gli altri.

Mia figlia avrà un cuore pieno d’amore verso il mondo.

Ma mia figlia sarà un’arma nucleare quando la sua libertà verrà messa in discussione.

Dovrà vivere come un cavallo matto e volare come un’aquila.

Sarà come un oceano blù che dà la tranquillità, ma è anche molto profondo.

Avrà la testa sempre alta e certamente sbaglierà nelle scelte che farà.

Ma non rimarrà mai lì tanto a pensare a quello che ha fatto.

Sarà forte per poter andare avanti.»

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