“Maledettamente speciale”, VANESSA TAGLIABUE YORKE canta Edith Piaf ad Aosta

Tagliabue DSCF0006.jpgVoglio far piangere la gente anche quando non capisce le mie parole.” Lo ha detto Edith Piaf, ma potrebbe urlarlo Vanessa Tagliabue Yorke a chi, ad Aosta, le ha rimproverato che il suo fosse unfrancese stentato e condito da errori di pronuncia”. Dimenticando che Il 7 marzo, sul palco del Teatro Splendor, non c’era un accertamento della lingua, ma, piuttosto, l’appassionato e coinvolgente omaggio musicale al “passerotto” francese della trentacinquenne cantante lombarda, che per tutta la sera ha cantato nella nella stessa, identica, lingua della Piaf: la langue du cœur. Quella che non prevede dictées né diplomi, ma riesce a farsi capire anche da chi il francese non lo parla. Nessuno ha, del resto, mai trovato da ridire quando Vanessa, per “entrare nel suono del mondo”, ha cantato in una dozzina di altre lingue: dall’arabo al vietnamita, dal giapponese al finlandese.

Tagliabue Vanessa DSCF0009.jpgOltre che a viaggiare nello spazio, l’inclinazione a sperimentare linguaggi sonori l’ha spinta a viaggiare nel tempo, risalendo alle origini del jazz tradizionale, del ragtime, del blues.Per non parlare delle sue rielaborazioni di “contradanze” dei compositori cubani Manuel Saumell ed Ernesto Lecouna. Una curiosità nata in tenera età ascoltando i dischi di jazz portati dal nonno Francesco Longoni al rientro dalla prigionia di guerra in Missouri. «L’archeologia ci insegna delle cose molto importanti sulla nostra origine, quindi ha un senso andare a scavare.- spiega- La musica è una macchina del tempo, mi sento sempre molto vicina ai musicisti che amo, in qualunque epoca abbiano vissuto.» Anche per questo a cantare ha imparato “più dai dischi che dalle persone”. «Le mie insegnanti sono state Billie Holiday, Maria Callas e la stessa Edith Piaf. Quest’ultima ha saputo trasmettere col canto tutte le sfumature delle emozioni dell’animo umano. In un’intervista radiofonica disse: “io non rimpiango niente perché tutte le cose che ho vissuto mi hanno portato inesorabilmente ad essere quello che sono”.»Tagliabue Vanessa DSCF0057.jpgNel 2017 Marco Rossi, direttore di Azzura Music, ha commissionato a Vanessa la realizzazione di una serie di incisioni discografiche dedicate alla Piaf che dovrebbero andare a costituire una raccolta integrale dei brani cantati dall’artista francese nell’arco della carriera. Nel primo capitolo, “Nocturne, Vanessa Tagliabue Yorke sings Edith Piaf” compaiono la maggior parte dei suoi hit: da “La vie en rose” a “Non, je ne regrette rien”, da “Mon manege a moi” a “Hymne à l’amour”, da “La foule” a “Milord”. Tutte rilette sul palco dello Splendor attraverso un “jazz impressionista” che intreccia la passionalità della musica della Piaf (“una voce che esce dalla viscere”, aveva scritto Jean Cocteau) con citazioni di Ravel, Satie, e Debussy. O, addirittura, fa riecheggiare la mistica armonia di Scriabin in una canzone gitana di Moustaki.Vanessa DSCF0020.jpg«Cantare i suoi brani non è semplicemente un modo per ricordarla imitandola. Io ho preso tutto ciò che amo musicalmente e ho lasciato che fluisse all’interno dei brani per creare un oggetto musicale vivo che dialogasse con la memoria di questa grandissima artista del Novecento.» Importante, a questo proposito, l’apporto del pianista Paolo Birro, che ad Aosta l’ha accompagnata con il clarinettista Guido Bombardieri, per uno spettacolo inserito nel programma delle Journées de la Francophonie en Vallée d’Aoste.Vanessa DSCF0021.jpg«Io e la Piaf abbiamo due personalità completamente diverse.- ha precisato la Tagliabue- Io sono estremamente timida e riservata e mi avvicino difficilmente alle persone, lei, invece, era una pianta carnivora che risucchiava le persone nella sua vita facendole completamente sue. Questo spiega il suo approccio fisico così profondo alla musica, lei sentiva sulla sua pelle il respiro del mondo. Io sto male nella folla, ma sul palco mi trasformo, ed è come se volessi abbracciare il mondo, perché sento di essere nell’unico posto dove posso raggiungere tutti senza che nessuno possa soffrire.» Che poi, in realtà, pianta carnivora si è rivelata anche Vanessa, risucchiando il pubblico dello Splendor nel suo mondo fatto di moine, stupori, accenni di danza, sorrisi, spontaneità e, soprattutto, malie vocali che ne fanno un’interprete “so fuckin’ special” come canterebbe Thom Yorke, il leader dei Radiohead da cui ha preso ispirazione ed il cognome.Vanessa DSCF0030.jpgVanessa DSCF0027.jpg

 

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