Jazz

Stefano BOLLANI, con il Danish Trio, fa cantare il pubblico di Courmayeur

E’ riuscito perfino a fare cantare il pubblico di Courmayeur. Timidamente, ma la sera del 29 marzo Stefano Bollani ha coinvolto in un coretto nella sua “All together now” gli spettatori che hanno affollato il Cinema di Courmayeur per la Saison Culturelle. “Siete fra i migliori 10 pubblici cantanti del mio tour”, ha commentato. Un po’ ironicamente, visto che il tour aveva nove date. Quella di Courmayeur è stata, infatti, l’ultima data della serie di concerti del pianista con il Danish Trio, formato con il contrabbassista Jesper Bodilsen ed il batterista Morten Lund.

Jesper Bodilsen

Dopodichè Bollani, ha dichiarato, si fermerà per un periodo. E, per uno che da quando aveva 15 anni ha fatto un ininterrotto tourbillon di concerti, questa è una notizia. «Infatti tendo a non dirlo ad alta voce, perché non ci crede nessuno.- ha ammesso prima del concerto- Mi prendo un periodo un pò tranquillo, perché voglio riposarmi, scrivere e preparare una nuova edizione di “Via dei Matti numero 0” che forse riprenderemo in autunno. Raramente in vita mia ho fatto vacanze, quindi sto imparando a cinquant’anni. E sto imparando prima di tutto grazie a mia moglie Valentina, ma anche grazie al Covid. Da quando ci hanno chiusi in casa per i lockdown mi sono accorto che ero in grado di rimanere a casa. Ed ho cominciato a dormire di più ed apprezzare certe cose».

Con Valentina Cenni dal 2021 ha finora condotto, su Rai 3, tre edizioni di “Via dei Matti n.0”, vincendo il Premio Flaiano per il miglior programma culturale. «Siamo felici del risultato della trasmissione perché noi la facciamo con molto amore, amore che ci torna indietro centuplicato. Sono molto contento quando le persone mi dicono di aver apprezzato musicisti nostri ospiti che non conoscevano, ma il primo motivo d’orgoglio è quando mi dicono che il figlio dopo aver, per esempio, visto da noi un clarinettista ha chiesto di studiare clarinetto».

I musicisti del Danish Trio si sono incontrati a Copenaghen nel 2002 grazie ad Enrico Rava, ed è stata subito magia. Sono seguiti sette dischi e tanti concerti, che si sono alternati coi loro progetti personali. «Siamo un trio aperto, con la consapevolezza di esserci sempre. L’elemento principale che ci unisce è la gioia di stare insieme. Non a caso uno dei nostri album si intitola “Gleda”, che in norvegese vuol dire gioia. Gioia di suonare insieme, perché il bello di salire su un palco con due che conosci bene e sono amici da tempo è proprio quello che caschi sempre in piedi. Se suono un accordo diverso da quello che si aspettano, più che un errore diventa un’occasione da sviluppare».

Agli spettatori che hanno affollato il Cinema di Courmareur (esaurito da settimane) aveva preannunciato di non avere aspettative, lasciandosi stupire senza pensare a cosa sarebbe stato suonato sul palco. «Questa volta abbiamo deciso di lasciar perdere quello che abbiamo già inciso. Quindi per la gioia del pubblico, che già nei concerti di jazz fa fatica a orientarsi, suoneremo cose tutte nuove: pezzi miei, alcuni pezzi di Jesper e delle cover che non abbiamo mai fatto».

Ecco, quindi, che accanto a “Song for Joe”, “La luce arriva (fuori Copenaghen)” e “Il silenzio del mattino (fuori Copenaghen)” di Jesper, si sono ascoltati “A tempo con il pianeta”, “All together now” e “I barboni di Siviglia” di Bollani e le cover di “You stepped out of a dream”, “Eternal child” di Chick Corea, “Impressioni di settembre” ed “Anema e core”.

Morten Lund

Qual’è, per finire, il suo rapporto con la Valle d’Aosta? «Purtroppo si limita ai concerti. In particolare ricordo quando nel 1999, per Strade del Cinema, musicai un film muto danese. E, guarda caso, torno in Valle d’Aosta con un trio danese». (P.S.: il film era in realtà “Il vento (The Wind)” diretto nel 1928 dallo svedese Victor Sjöström).

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