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Il sarcasmo di “Non hanno un amico” di Luca Bizzarri conquista anche lo Splendor di Aosta

«Ad un tratto mentre, sul web, provavo a fare uno stupido challenge, quello della cicatrice francese, ho pensato: “ma che cazzo sto facendo”? E mi si è accesa una lampadina, perché ho pensato che è quella la frase che ti fa passare dall’adolescenza alla vita adulta. Ancora più importante è la frase: “ma che cazzo stai facendo?” Perché è una frase che ti può dire solo uno che ti vuole bene, solo un amico. Perché gli amici non sono quelli che ti dicono che sei bello e bravo, ma sono quelli che ogni tanto, al momento giusto, ti dicono: oh, ma che cazzo stai facendo? Sono quelli che ti svegliano».

La stessa riflessione Luca Bizzarri l’aveva fatta durante la campagna elettorale del 2022, quando, ascoltando o leggendo le dichiarazioni di alcuni politici, al conduttore venne spontaneo pensare: «Ma questi non hanno un amico che gli consigli di non dire certe cose». Il 29 agosto 2022 era così nato il podcast Non hanno un amico”, che l’attore e comico genovese da allora conduce su tutte le piattaforme digitali. Il successo riscosso dagli ormai più di 540 episodi (della durata media di sei minuti) si misura dalla media di cinquantamila ascolti giornalieri e dal milione di streaming al mese.

Il 5 maggio 2023 il format è, così, approdato in teatro. Da allora gira per l’Italia con un tour che la sera del 20 dicembre ha fatto tappa al Teatro Splendor di Aosta, per la sua ottantacinquesima replica. Totalizzando, con il sold out della Saison Culturelle, più di 50.000 spettatori. L’ultima replica del 2024, ma non l’ultima in assoluto, perché, in veste rinnovata, riprenderà a marzo.

«All’inizio pensavo di portare in scena alcune puntate del podcast.– ha spiegato Bizzarri- Invece alla fine mi sono ritrovato un testo completamente nuovo, scritto con Ugo Ripamonti, che parte dai temi del podcast- come le nostre paure, il nostro essere soli, la nostra mitomania, il nostro vittimismo- per arrivare all’attualità».

Con uno stile da stand up comedy (sul palco per un’ora e mezzo è rimasto da solo con un leggio, una sedia e un piccolo tavolo con sopra una bottiglia d’acqua), Bizzarri ha fatto sfoggio del suo pungente talento ironico, ma, anche, della preparazione accademica affinata con il diploma alla scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova.

Più che la politica, ha colpito la comunicazione politica: dal flop della pubblicità del Ministro Santanchè che doveva rilanciare l’immagine dell’Italia alla nomina della signorina Boccia a consulente del Ministro Sangiuliano. Per non parlare della Meloni, «la più furba di tutte, che è stata quattro anni con un coglione e non se n’è accorta». Inevitabile l’accenno al ministro Salvini, anche in uno spettacolo che si proponeva di essere “de-salvinizzato”. «E’ troppo facile fare battute su di lui. E’ un pò come picchiare uno che caga. Dentro di noi c’è quel bambinetto di 5 anni che al pranzo di Natale fa il ruttino. Sarà, poi, la vita ad insegnarci quando è il momento di fare il ruttino, e quando no. Se fai il comico puoi fare tutti i rutti che vuoi, se fai il politico è meglio di no. Se poi fai il ministro non devi assolutamente ruttare. Cioè devi scegliere: o rutti o fai il ministro».

Ma i politici sono lo specchio dei loro elettori, per cui nel racconto di Bizzarri si finisce per riconoscersi. Come in uno specchio, che all’inizio ci pare deformante, e poi, a guardarlo bene, ci restituisce la nostra immagine che ci rifiutiamo ostinatamente di vedere. Divertente, a questo proposito, l’interazione con due spettatori, Luca e Sara, partendo dalla frase di Frida Kahlo: “Se te lo devo chiedere non lo voglio più”.

Bizzarri non ha risparmiato nemmeno la propria famiglia o sé stesso. «Io non ho mai capito niente dell’amore.– ha, infatti, concluso- Avrei sempre voluto vivere l’amore come nelle canzoni di Fabio Concato, e invece l’ho sempre vissuto come Ivano.Fossati che cantava che “la costruzione dell’amore spezza le mani nelle mani e mischia il sangue col sudore”. Mi sono infilato in storie tremende ed ho sofferto. Così ho cominciato a chiedere in giro cosa fosse l’amore. La mia psicanalista mi ha detto :” Signor Bizzarri, l’amore è la condivisione di momenti sereni”. Che, poi, era simile a quello che mi aveva detto mia madre: “L’amore è sacrificio”. Avevo 7 anni e da lì era cominciato il mio declino. sentimentale. Alla fine la risposta l’ho trovata in una delle canzoni “storte” di Fossati: “L’orologio americano”. “Perché è così che la gente vive. Perché è questo che la gente fa. Perché è così che ci si insegue per un morso di immortalità. E il meccanismo ottuso di un orologio falso americano che misura il tempo e tempo non c’è più. Ma fermava il tempo se passavi tu”».

3 commenti

  1. Mi ami o mi odi nn ho capito…. Tu mi sta simpatico… a volte ti capisco poco ma comunque tutti devono avere il proprio pensiero…. Tu io loro ….e chissà chi a ragione….ma paolo lo hai lasciato? Mi sembra spento in questo periodo… mi piaci luca

  2. non so se mi ami o mi odi ….Bergamo Londra…. Conte 😏🙂‍↔️…. Ma a me piace il tuo sarcasmo sei una piccola ape 🐝 che può mandarti in shock anafilattico… mi piace il tuo nn sopportare nessuno xche è l’opposto del mio sopportare tutti (nella vita reale)non nel web…. Mi piaci moto…😈diavoletto

    1. Le maiuscole e la mancanza di lettere consonanti e vocali sono capitate non erano volute 😹😹

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