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Anniversari C'era una volta Valle d'Aosta

C’ERA UNA VOLTA (45)- La musica nell’ALLUVIONE del 2000 in Valle d’Aosta

15 OTTOBRE 2000- Bare trascinate dalla Dora in piena all’altezza di Chambave

Una decina di bare, portate dalla Dora in piena, incagliatesi sotto il ponte di Chambave. La foto che scattai il 15 ottobre 2000, simboleggia al meglio l’alluvione che ha duramente colpito la Valle d’Aosta tra il 14 ed il 16 ottobre del 2000. Diciassette morti, danni per mille miliardi e settemila sfollati furono il terribile bilancio. Ma ad essere sconvolta fu tutta l’Italia Nord-occidentale, tanto che anche in Piemonte si contarono 4 morti.

Tra i sei morti investiti da un’altra colata di fango a FENIS ci fu il quarantacinquenne CARMINE TRAPANI, padre della cantautrice TULIPE, clone vocale di Joan Baez, che , non a caso, canterà spesso la dylaniana “A hard rain’s a-gonna fall”.

Più a valle, a MONTJOVET, l’esondazione della Dora danneggio lo studio di registrazione dei Los Bastardos. Da questo episodio e dai racconti raccolti dal cantante Lothar Benso dagli avventori del suo bar di Saint-Vincent nacque la canzone “FINO IN FONDO” che mise il dito sull’iniziale sottovalutazione del pericolo. Il video, con immagini dell’alluvione, due anni dopo vise un premio al MEI di Faenza

Pioggerellina di fine estate /telegiornale rassicura

non c’è da allarmarsi /niente di preoccupante

Ma stranamente insistente / quest’acqua filtra dappertutto

arriva ora fino sotto al letto trasuda dal muro (perché?)

e il mio piede dolcemente sprofonda nel fango

Non ho più tempo /non c’è più tempo per aspettarti

Prendi la corda o mi butto giù. Muoio con te. Scappa via

Esce il torrente e valanga di fango / La stanza travolgerà

Evacuare le case o questo paesino / La notte non passerà

Forse è meglio andar via

FINO IN FONDO- LOS BASTARDOS

I maggiori danni ad AOSTA furono provocati dal torrente Buthier in piena che devastò l’area Saumont e sommerse il voltino di via Cavalité, danneggiando il vicino ponte ferroviario e provocando danni nell’area del quartiere Dora.

Provvidenziale fu la Caserma Testafochi di Aosta dove furono ospitati e sfamati (dai migliori cuochi della Valle, accorsi per una gara di solidarietà) gli sfollati, e dove il Vescovo Anfossi celebrò una messa.

Ottobre 2000- Il Vescovo di Aosta ANFOSSI celebra la messa nel refettorio della Caserma Testafochi

Fu lì che grazie alla musica arrivarono i primi segnali di rinascita: fin dal 18 ottobre, infatti, i percussionisti dell’associazione Tamtando cominciarono ad animare i pomeriggi dei bambini delle zone alluvionate ospitati Proprio quei tamburi che in Africa evocano, a volte, la pioggia, in Valle hanno, invece, esorcizzarono l’alluvione. Questa, come altre, iniziative ludiche organizzate dal Coordinamento degli Psicologi valdostani attivo nella caserma, fecero sì che la permanenza dei bambini in caserma si rivelasse talmente piacevole da indurre molti di loro a ritornare anche dopo che i genitori avevano trovato una diversa sistemazione.

OTTOBRE 2000- I Tamtando suonano alla Testafochi coi bambini sfollati dalle zone alluvionate

Nei mesi a seguire ci fu, poi, stata una vera e propria “alluvione” di concerti benefici che coinvolsero un po’ tutte le realtà musicali valdostane. Tra le tante, ricordiamo la testimonianza di solidarietà offerta dalla Scuola di Musica di Fiesole. Oltre a dedicare alla Valle il tradizionale concerto di Capodanno organizzato presso il Teatro Comunale di Firenze (che coinvolse dieci allievi dell’Orchestra Suzuki valdostana), il 29 dicembre 2000 offerse nella Chiesa di Sant’Orso un concerto del prestigioso Quartetto di Fiesole. Magistrale, soprattutto, l’esecuzione del Quartetto op. 135, con il quale Beethoven aveva salutato la musica e la vita. Poteva esserci migliore viatico alla ripresa della Valle che questo “dolce canto di riposo e di pace” proiettato fiducioso verso il futuro?

Ottobre 2000- Volontarie alla mensa della Caserma Testafochi
Ottobre 2000- CASERMA TESTAFOCHI- Coi volontari Luigi Fanelli e Marco Delchoz

Nel 2010, in occasione del decennale, la Valle “celebrò” la catastrofe per “ricordare come la società valdostana abbia saputo rispondere all’emergenza in modo solidale ed efficiente” e “concorrere a formare una cultura del rischio”. Furono, così, stanziati ben128.150 euro per organizzare varie manifestazioni– dibattiti, conferenze, mostre e spettacoli- legate da un titolo, “Valluvione”, che si attirarono aspre critiche per avere “imbellettato” la tragedia, “banalizzando la storia” e non aiutando “a rendere onore a chi aveva vissuto in prima persona gli eventi dell’ottobre del 2000” (http://www.puntorossonero.info/2010/09/16/valluvione-e-abruzzomoto). In effetti la memoria culturale ha il suo fondamento nella commemorazione dei defunti, mentre in “Valluvione” più che il ricordo dei morti, ad essere protagonisti parvero i vivi con la continua sottolineatura dell’efficienza della ricostruzione, che indubbiamente c’era stata, e dei potenti mezzi a disposizione dell’attuale protezione civile. Inevitabile la caduta in quella retorica che, come insegnano gli specialisti, è la peggiore nemica della Storia perché finisce, ineluttabilmente, per illuminare solo alcuni aspetti della memoria oscurandone altri.

Caddero, per esempio, nell’oblio i risvolti giudiziari per “omicidio plurimo colposo” dei geologi o gli episodi di corruzione avvenuti durante la ricostruzione. Niente di nuovo sotto il sole, come sosteneva Ralph Waldo Emerson la Storia è scritta da chi governa per risucchiare il vecchio scomodo in quello che lui chiamava “l’inevitabile abisso che la creazione del nuovo apre”.

Aosta 2000- Gruppo di medici, infermieri e volontari che operarono nell’Infermeria Speciale della SMALP

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